Fiori e lacrime per Denise, Calabresi 'Milano le dedichi un luogo vivo'

Don Ciotti 'dobbiamo assumerci ancora più responsabilità

(ANSA) - MILANO, 11 SET - I fiori si sono accumulati nel giardino intitolato a Lea Garofalo a Milano, in ricordo della figlia Denise che si è tolta la vita. Il tam tam sui social ha fatto arrivare in quel luogo simbolo della lotta alla criminalità organizzata alcune centinaia di persone, fra di loro don Luigi Ciotti, il fondatore di Libera a cui Lea si era rivolta per chiedere aiuto, Mario Calabresi e Nando Dalla Chiesa. E proprio Mario Calabresi ha proposto che la città dove è cresciuta dedichi uno spazio "vivo" a Denise. "Mi aveva colpito la sua fragilità ma anche un coraggio impressionante. Io l'ho conosciuta pochi giorni prima che lei partecipasse al processo contro suo padre, contro quello che era stato il suo fidanzato e lei - ha ricordato l'ex direttore di Repubblica e Stampa - ebbe il coraggio di andare in aula, di testimoniare e difendere la memoria di sua madre. Amava la madre però è stata condannata da questa storia a una vita nell'ombra, di solitudine. Ricordo un altro momento quando ci fu il funerale in piazza Beccaria a Milano di quei frammenti che erano stati trovati del corpo della madre. E Denise quel giorno guardò dalle finestre, nascosta dietro le tende il funerale. E questo dà l'idea di quanto lei abbia pagato questa storia. L'ha pagato due volte: l'ha pagato perché ha perso la madre e l'ha pagato per il suo coraggio di vivere con un'altra identità". "Penso che oggi la città di Milano dovrebbe restituirle qualcosa . E' bello questo giardino dedicato a Lea Garofalo, ma credo che uno spazio vivo, comunitario della essere dedicato a lei" ha aggiunto. Di "un grande dolore" che chiama in causa "le coscienze" ha parlato don Ciotti. "Non possiamo accontentarci delle cose che sono state fatte. E' necessario assumerci ancora di più una responsabilità. La morte di Denise, saranno gli inquirenti a dire le modalità - ha sottolineato -, pone una ulteriore riflessione". 2Ho conosciuto il coraggio della sua mamma che voleva donarle più serenità per il futuro. Non ho mai dimenticato questa parola 'donarle': voleva farle questo dono, lei che aveva visto la violenza criminale mafiosa sulla sua pelle". (ANSA).

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