Insegnanti italiani guadagnano 36% meno Paesi Ocse ma in atto miglioramenti

(ANSA) - ROMA, 29 SET - In Italia, il vantaggio salariale per gli adulti con la laurea è inferiore alla media Ocse: i lavoratori a tempo pieno laureati o con specializzazioni post laurea guadagnano il 35% in più rispetto a coloro che hanno un'istruzione secondaria superiore o post-secondaria non universitaria, contro una media del 54% nei paesi Ocse. E' quanto emerge dal rapporto Ocse Education at a glance 2026 dal qale si evince anche che in Italia gli insegnanti guadagnano sostanzialmente meno rispetto ad altri lavoratori con istruzione terziaria: gli insegnanti della scuola dell'infanzia guadagnano in media il 36% in meno e quelli della scuola secondaria di primo grado il 33% in meno. Tuttavia, aggiunge il rapporto, l'Italia ha recentemente adottato misure per aumentare gli stipendi degli insegnanti. In Italia gli insegnanti tendono ad avere una età elevata: nel 2024, il 36% degli insegnanti delle scuole secondarie aveva 55 anni o più (in calo rispetto al 46% del 2015), rispetto al 23% degli occupati in possesso di almeno una laurea magistrale e al 23% della popolazione occupata complessiva. In media, nei paesi per i quali sono disponibili dati, il 25% degli insegnanti delle scuole secondarie ha 55 anni o più, rispetto al 19% degli occupati in possesso di almeno una laurea magistrale e al 21% della popolazione occupata complessiva. Sul fronte delle risorse finanziarie per l'istruzione, nei paesi Ocse, la spesa pubblica per l'istruzione primaria e post-secondaria non terziaria ammontava al 3% del Pil nel 2023, mentre raggiungeva l'1% a livello terziario. In Italia, la spesa pubblica era inferiore, pari al 2,7% per l'istruzione primaria e post-secondaria non terziaria e allo 0,7% per l'istruzione terziaria (l'università). La spesa privata si attestava in media allo 0,3% del PIL nei paesi Ocse per l'istruzione primaria e post-secondaria non terziaria e allo 0,4% per l'istruzione terziaria, mentre in Italia raggiungeva rispettivamente lo 0,1% e lo 0,2%. (ANSA).
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