La Biennale assicura il rispetto delle sanzioni, ma Giuli valuta le carte

Il ministro potrebbe disertare la presentazione del Padiglione Centrale

(di Michele Cassano) (ANSA) - ROMA, 17 MAR - A meno di 48 ore da uno degli eventi principali della fase preparatoria della Biennale, la presentazione del Padiglione Centrale restaurato, resta alta la tensione tra l'istituzione e il governo per la partecipazione della Russia. La Fondazione ha annunciato di aver inviato tutte le carte chieste dal ministero della Cultura, ribadendo che "nessuna norma è stata violata e che le sanzioni verso la Federazione Russa sono state rispettate integralmente come da nostro dovere". La documentazione è ora al vaglio del ministro Alessandro Giuli, per verificare se effettivamente le leggi siano state rispettate. Verrà esaminata in particolare la corrispondenza con le autorità russe, per capire in che modo sono state definite l'organizzazione e la gestione della performance degli artisti. La Biennale ha sempre sostenuto di aver semplicemente preso atto della comunicazione arrivata da Mosca, che avrebbe chiesto, come da prassi, di partecipare alle mostre in quanto proprietaria di un padiglione. Il ministro, prima ancora di chiedere l'invio delle carte e le dimissioni della rappresentante del Mic nel Cda dell'ente veneziano, aveva sottolineato che il governo è tenuto a rispettare l'autonomia della Biennale. È però opinione diffusa nella maggioranza, ad esclusione della Lega, che in questa situazione debba prevalere l'interesse nazionale, in linea con la politica estera del Paese. Non è chiaro, comunque, fino a che punto possa spingersi il ministero: il commissariamento, a cui secondo alcune ricostruzioni si potrebbe far ricorso nel caso in cui si accerti la violazione del quadro sanzionatorio, in passato si è verificato per diverse fondazioni liriche solo in caso di gravi violazioni di legge o di dissesto finanziario. C'è chi ha ipotizzato la possibilità di dichiarare persone non grate gli artisti russi, presenti solo nella fase che precede l'apertura ufficiale del 9 maggio per registrare una performance che sarà poi proiettata nel padiglione, impedendone così l'ingresso nel Paese. In realtà dalle forze di governo è piuttosto arrivato l'auspicio che sia il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco a fare un passo indietro chiudendo le porte alla Russia, ma al momento da Venezia arrivano tutt'altri segnali. È evidente, in ogni modo, che la questione travalica le stanze di via del Collegio Romano e coinvolge i piani alti del governo, tanto che sarebbe previsto un incontro tra il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari e Giuli per decidere i prossimi passi. Domani il ministro dovrebbe sciogliere la riserva sulla sua presenza giovedì alle 12 alla presentazione del Padiglione Centrale, sede delle mostre allestite dai curatori scelti dalla Biennale. Una sua assenza farebbe molto rumore, anche perché l'edificio è stato riqualificato con i fondi stanziati proprio dal Mic nell'ambito del Pnrr. La vicenda divide non solo la maggioranza, ma anche l'opposizione. Il leader della Lega Matteo Salvini torna a difendere l'operato della Biennale, schierandosi contro "la russofobia", proprio mentre i parlamentari M5s in commissione Cultura stigmatizzano la decisione di escludere Svetlana Zakharova, étoile del Bolshoi di Mosca, dal Gala di danza di Roma, definendola "censura culturale". Una doppia presa di posizione che spinge il senatore del Pd, Filippo Sensi, a rimarcare la "convergenza gialloverde", "anche su Zacharova, come su Biennale e gas russo". È tornata a far discutere in queste ore anche l'iniziativa del collettivo Art Not Genocide Alliance, che con una lettera firmata da 178 fra artisti, curatori e operatori dell'esposizione d'arte ha chiesto al presidente e al consiglio della Biennale di impedire la partecipazione ad Israele, in quanto "responsabile di genocidio". (ANSA).

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