La lenta rinascita di Amatrice, in 10 anni solo 20% lascia le Sae

Da qualche giorno una striscia di asfalto di seicento metri ha resuscitato un percorso morto da dieci anni ad Amatrice: Corso Umberto I adesso è una linea di bitume e basta, ma almeno ora c'è, e squarcia il centro storico. Qui ci sono solo cantieri, polvere, impalcature, rovine e da dieci anni sono sempre le 3 e 36, come indica l'orologio della torre civica, l'unica rimasta in piedi dopo il terremoto del 24 agosto 2016, in cui morirono 299 persone nei borghi dell'Appennino, comprese Arquata del Tronto e Accumoli. "Finora cinque commissari per la ricostruzione e l'unico servizio è la scuola", dice Sonia Santarelli, presidente del Comitato 3.36, nato subito dopo il sisma, che per protesta non parteciperà all'evento di ricordo sul decennale del terremoto. Oggi più di prima, il rischio è la sopravvivenza della comunità: sui 2.323 residenti sono poco più di un migliaio le persone che effettivamente vivono ad Amatrice e ogni anno nascono solo tre o quattro bambini del paese".

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