La ricetta dei 103 anni, zia Teresina prepara ancora i culurgiones a mano

(di Francesca Melis) (ANSA) - ESTERZILI, 20 OTT - Le dita si muovono veloci, le pieghe si susseguono una dopo l'altra, sa spighitta (la pasta a forma di spiga) si chiude senza esitazione. Il gesto è lo stesso imparato da bambina, e a ripeterlo oggi è una donna di 103 anni. Teresa Loi, per tutti zia Teresina, a Esterzili è la nonnina del paese e i culurgiones (i tipici ravioli ogliastrini), veloce e precisa, li prepara insieme alla figlia e alla nipote. Nata e cresciuta nella Barbagia di Seulo, penultima di nove figli, ha attraversato più di un secolo di storia tra lavoro e sacrifici. Dalla sua casa di Taccu, sempre aperta a chi vuole farle visita, vede tutto il paese e il Monte Santa Vittoria. Dal cortile sbircia anche verso il campo da calcio, per sapere se la squadra locale vince o perde. A tavola resta fedele alle sue abitudini: ama il minestrone, che fino alla soglia dei cento anni preparava per tutta la famiglia. Ogni giorno beve il caffè accompagnato dai savoiardi sardi, i biscotti tipici di Fonni. Da bambina la famiglia aveva poco: "Ci davano la farina con la tessera - racconta all'ANSA - eravamo in tanti e bisognava aiutare". A dieci anni ha smesso di andare a scuola: "Facevo la balia a casa delle famiglie benestanti o delle maestre". Il paese le stava un po' stretto e avrebbe voluto trasferirsi a Cagliari, ma il padre si oppose: "Diceva che le brave ragazze non andavano via da sole in città". Ancora adolescente, ricevette la richiesta di matrimonio di un giovane del paese in licenza dal fronte. "Mi aveva chiesto in sposa, io neanche lo conoscevo. Si chiamava Egidio, lo aveva detto a uno zio e lui lo aveva detto a mio padre: era d'accordo". Le pratiche erano già state sbrigate in municipio, come si usava allora, ma un giorno di Egidio si persero le tracce. «Tutti pensavano fosse scappato, ma dopo pochi giorni lo hanno trovato morto in campagna». Pensava che non si sarebbe più sposata. Pochi anni dopo, però, arrivò Claudio Deiana, per tutti Tziu Chirreddu, l'uomo che ha sposato. Vedova dal 1998, indossa solo abiti scuri. "Eravamo giovani ed erano anni difficili, erano più i sacrifici delle gioie e bisognava solo pensare e lavorare per far crescere dignitosamente la famiglia". Ha messo al mondo nove figli ed è nonna e bisnonna. La famiglia è sempre stata la sua ragione di vita, anche quando il dolore è stato più forte: "Tre sono morti giovani, uno lo abbiamo perso e l'ultima, Rosina, ci ha lasciato improvvisamente nell'autunno del 2024". Rosina, la primogenita, era cieca dalla nascita. Ma la madre voleva a tutti i costi trovare una cura che potesse restituirle la vista. "Mio marito era contrario, ma io ero più testarda di lui e contro la sua volontà ero andata più volte ad accompagnarla a Torino". I soldi erano pochi, lei non sapeva né leggere né scrivere, ma nulla poteva fermarla. "Andavamo in nave. Una volta ci avevano messo nella stiva, sentivo l'acqua nei piedi, avevo paura stesse affondando". (ANSA).
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