L'addio a Mirko e alla madre, 'una ferita per tutta la società'

(ANSA) - CAMAIORE (LUCCA), 29 GIU - Due grandi foto davanti alle bare nella pieve di Camaiore parlano di Kety Andreoni, 52 anni, e del figlio Mirko Moriconi, 24 anni, uccisi dal marito e padre. Kety sorride. Mirko appare ilare, giocoso. Intorno fiori bianchi, davanti sfilano altri parenti, amici, chi lavorava con Kety alla casa di riposo, anche le autorità. Sulla bara di Kety una scritta dice "donna piena di dolore e piena di umanità". La sorella Jessica la 'abbraccia'. Una tragedia che li segnerà anni. Il priore don Silvio Righi lo sa. "La nostra comunità ha una ferita che non potrà rimarginarsi", ha detto nell'omelia, "una ferita che colpisce tutta la società perché la famiglia è la prima cellula della convivenza umana e della comunità cristiana; quando la violenza vi entra lo scandalo è ancora più grande". Don Righi non si mette a sindacare, non parla di omosessualità, non nomina Piero Moriconi che ha sparato. Chiede di pregare per i morti e "per chi ha commesso un gesto così terribile che la giustizia faccia il suo corso e che la Misericordia di Dio raggiunga i cuori più oscuri". E indica in solitudine e assenza di dialogo le avanguardie del male: "In ogni casa possono esserci incomprensioni. E quando il dialogo si spegne, ci si chiude nel rancore, il cuore rischia di diventare terreno fertile per il male. Non dobbiamo esitare a chiedere aiuto", "nessuno si senta abbandonato. Il male cerca sempre di isolare. Cristo fa il contrario, ci raduna". L'emozione è notevole. Rebecca ha ricordato la zia Kety e il cugino Mirko: "Avevano un cuore immenso - ha detto - Zia non dimenticherò mai la tua bontà d'animo, il rapporto speciale che avevi con tua sorella, la mia mamma. Poi c'era Mirko che hai amato ogni singolo giorno, che mamma meravigliosa eri. E poi ci sei tu Mirko la persona con cui sono cresciuta: ti ricorderò per il tuo sorriso, per la tua voglia di vivere. Non ti sei mai vergognato di essere te stesso". (ANSA).
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