L'onorevole Gino Paoli, che pensava a musica e giovani

(di Chiara Venuto) (ANSA) - ROMA, 24 MAR - "La latitanza legislativa ha provocato un isolamento e una mortificazione della musica 'extracolta' italiana che l'ha resa non competitiva con la musica anglo-americana" per cui "viene ogni giorno preferita la musica proveniente dall'estero" costringendo "i nostri artisti, per non soccombere, ad imitare forme musicali completamente estranee alla propria tradizione musicale". A scriverlo era l'onorevole Gino Paoli, eletto alla Camera nel 1987 tra le file del Partito Comunista Italiano (ma che si sarebbe poi iscritto al gruppo Indipendente di Sinistra), in una delle tre proposte di legge a sua prima firma presentate nel corso della sua unica legislatura (la decima). Erano tempi di affluenza alle urne che superava l'88%. Oltre che di una folla di buffe candidature: per il PCI c'era anche il regista Giorgio Strehler, nella squadra DC l'ex calciatore Gianni Rivera, per il PSI il presentatore Gerry Scotti, per la Democrazia Proletaria si era candidato Paolo Villaggio e, soprattutto, tra i Radicali figuravano Domenico Modugno e l'ex pornostar Ilona Staller. La maggioranza sarebbe stata costituita dal Pentapartito (sostituito tra 1991 e 1992 dal Quadripartito), e si sarebbero susseguiti alla presidenza del Consiglio Goria, De Mita e Andreotti (due volte: VI e VII). Paoli parlava dell'esperienza a Montecitorio come di "un errore", perché "non sono adatto" alla politica, riteneva, che "vuole il compromesso, la mediazione, invece io sono uno molto diretto. Non riuscii a fare niente, ma ho imparato tanto". A sua prima firma, spulciando sul portale storico della Camera dei Deputati, risultano tre proposte di legge che ben poco hanno a che vedere con la Commissione a cui fu assegnato, quella Trasporti, poste e telecomunicazioni. Quella di cui sopra, del 1988, aveva come tema la "Valorizzazione e tutela della musica leggera italiana". Prevedeva la "tutela dell'opera musicale 'extracolta' come opera intellettuale", con sovvenzioni per autori, interpreti, cooperative e gruppi musicali prese dal Fondo unico per lo spettacolo, il 10% del quale sarebbe stato riservato alle "attività e manifestazioni inerenti la musica extracolta". Tra le iniziative anche l'integrazione del Consiglio nazionale dello spettacolo con due rappresentanti del settore, agevolazioni fiscali e l'ampliamento dei termini di durata della protezione del diritto d'autore "a 70 anni dopo la morte dell'autore per le opere e composizioni musicali". Nel 1989 Paoli presentò un progetto per ottenere "Incentivi per l'attività e l'espressione artistica dei giovani". Nel testo di presentazione si legge che "la pressoché completa mancanza di opportunità materiali e di incentivi allo svolgimento di attività associate provoca, nel tempo di non lavoro non meno che in quello lavorativo, situazioni di grave solitudine esistenziale, nelle quali trova spazio lo sviluppo di fenomeni di grave disagio sociale". Discorsi che si sentono ancora oggi. Il cantautore proponeva "interventi pluriennali dei comuni per la promozione di attività artistiche e culturali" con oneri da 50 miliardi di lire per ciascun anno (1990, 1991 e 1992) attraverso la "predisposizione" di "strutture e immobili, nonché delle attrezzature ritenute necessarie per lo svolgimento di attività di produzione e sperimentazione" la cui gestione sarebbe poi stata affidata "mediante concessione ad associazioni di cittadini" senza fini di lucro, costituite da under 30. Nel 1991, infine, Paoli propose "Interventi per la realizzazione di impianti da destinare a spettacoli e manifestazioni di musica leggera". Coinvolgeva i comuni con almeno 100mila abitanti, che avrebbero potuto così realizzare delle strutture con almeno 3mila posti a sedere con contributi massimi di un miliardo di lire e che, comunque, non potevano andare oltre il 40% della spesa. Come avviene per tante iniziative parlamentari, però, tutte le proposte di Paoli si fermarono in prima lettura. (ANSA).
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