May el-Toukhy, 'poche registe a Venezia? Un problema strutturale'

(di Francesco Gallo) (ANSA) - VENEZIA, 06 SET - Arriva oggi in concorso all'83/a edizione della Mostra del Cinema di Venezia l'unico film tra i 21 in corsa per il Leone d'oro diretto da una donna, ovvero la regista danese di origine egiziana May el-Toukhy che porta al Lido 'Woman Unknown'. Si tratta della storia drammatica di una cameriera e giovane governante, Marie (una straordinaria Mathilde Arcel), che sta per sposare il ricco e anziano vedovo per cui lavora, Christian. Siamo nella Danimarca del dopoguerra. La donna, però, custodisce un segreto: durante la seconda guerra mondiale ha avuto una relazione con un soldato tedesco e il suo passato minaccia di tornare a chiederle il conto. È così costretta a fare tutto ciò che è in suo potere per preservare il suo nuovo status di padrona di casa nel caos del dopoguerra. Il film sarà distribuito in Italia da Lucky Red. "Tutto è nato - dice la regista oggi al Lido - da una foto riproposta da un giornale danese con una donna seduta su una panchina con i vestiti strappati. C'era un che di pornografico in quella foto e aveva poi una svastica dipinta sulla schiena. Così abbiamo iniziato a fare delle ricerche e scoperto che queste foto erano un monito rivolto alle donne a usare bene il proprio corpo. Ho sentito così subito l'opportunità di raccontare questa storia". Le ricerche su questo tema hanno coinvolto anche l'attrice protagonista Arcel: "Ho avuto molto tempo per fare ricerche sulle storie di queste donne, alcune ancora viventi, e spesso ancora perseguitate. Una cosa davvero molto importante per me questo studio perché mi ha dato l'opportunità di fare un buon lavoro per il mio personaggio. Quando si conosce bene il materiale con cui si lavorerà ci si può permettere anche di improvvisare e capire meglio che cosa succede davvero tra i vari personaggi". "Il cuore del film? È il corpo della donna in quanto campo di battaglia come parte del territorio nazionale" spiega ancora May el-Toukhy. Come mai è l'unica cineasta donna in concorso a Venezia? "Penso si tratti di un problema strutturale che io, tra l'altro, ho incontrato in tutta la mia carriera. Spesso ho avuto difficoltà a realizzare i miei film. Dopo aver concluso gli studi ci sono voluti 6-7 anni per realizzare il mio primo lavoro e questo non è successo invece ai miei compagni uomini. E poi che dire del budget? Noi, in quanto registe, abbiamo a disposizione un budget diverso, molto più basso, una cosa che colpisce anche gli attori che vogliono lavorare con noi. Questo ovviamente vale anche per la narrazione che si crea intorno al cosiddetto 'genio maschile': io non ho mai letto un articolo in cui si parli invece di una donna regista considerata un genio. Sarei davvero felicissima se i registi uomini in concorso e i delegati presenti si ponessero la stessa domanda, perché 'siamo tutti il problema, ma siamo anche tutti parte della soluzione'. Il mio film parla in fondo dell'invisibilità delle donne, parla proprio dell'essere trattate come oggetti, del non avere voce". (ANSA).
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