Microchirurgia migliora autonomia 14enne dopo paralisi cerebrale infantile

Intervento al Regina Margherita di Torino per la spasticità di un braccio

(ANSA) - TORINO, 19 SET - Vestirsi, mettersi i calzini, mangiare da solo: per Giovanni, 14 anni, una paralisi cerebrale infantile rendeva difficili molte attività quotidiane. Dopo un innovativo intervento di neurectomia iperselettiva eseguito all'ospedale infantile Regina Margherita di Torino e un percorso di riabilitazione, il ragazzo ha ottenuto un netto miglioramento nell'utilizzo dell'arto superiore e, soprattutto, nelle proprie autonomie. La paralisi cerebrale infantile rappresenta la più comune causa di disabilità motoria in età pediatrica, con una frequenza stimata di circa due-tre casi ogni 1.000 nati vivi, e può determinare, tra le altre manifestazioni, spasticità dell'arto superiore. Nel tempo, l'eccessiva contrazione di alcuni muscoli può rendere più difficile il controllo dei movimenti e favorire la comparsa di posture anomale e deformità, limitando gesti essenziali della vita quotidiana. In Piemonte si stimano tra 800 e 1.000 bambini affetti da patologie neuromotorie. L'intervento ha integrato competenze specifiche nella chirurgia dell'arto superiore in età pediatrica del Regina Margherita e nella microchirurgia dei nervi periferici del Cto di Torino. Per comprendere la tecnica usata, si può immaginare il nervo che trasmette al muscolo il comando di contrarsi come un cavo composto da tanti piccoli fili. Nella spasticità alcuni muscoli ricevono un comando di contrazione eccessivo e persistente. La neurectomia iperselettiva interviene sui piccoli rami nervosi diretti ai muscoli interessati: il chirurgo rimuove una parte delle fibre nervose che trasmettono il comando di contrazione per ridurre l'eccessiva tensione muscolare. La scelta del trattamento nasce da una valutazione multidisciplinare del bambino, che tiene conto non soltanto della spasticità e delle eventuali deformità presenti, ma soprattutto delle capacità funzionali, delle difficoltà nelle attività quotidiane e degli obiettivi condivisi con il paziente e la famiglia. (ANSA).

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