Omicidio Mollicone, consulente Pg 'foro su porta compatibile con cranio'

'E non con pugno', lo ha detto nel corso del processo di appello bis

(ANSA) - ROMA, 30 SET - "La lesione ritrovata sulla porta della caserma di Arce è più compatibile con un cranio che con un pugno". È la conclusione a cui è giunto l'ingegnere Remo Sala, consulente della Procura Generale di Roma, ascoltato oggi nel processo d'Appello bis per l'omicidio di Serena Mollicone, la diciottenne uccisa nel 2001. Secondo l'esperto, il foro presente sulla porta della caserma sarebbe compatibile con l'impatto della testa della ragazza e non con il pugno che, secondo la versione fornita negli anni dall'ex comandante della stazione dei carabinieri di Arce, Franco Mottola, avrebbe provocato quel danneggiamento. Per l'accusa, Serena sarebbe stata colpita contro la porta della caserma il primo giugno 2001, al culmine di una lite con Marco Mottola, perdendo i sensi. In seguito sarebbe stata soffocata con dei nastri adesivi e il corpo abbandonato nel boschetto di Fonte Cupa. Nel procedimento sono imputati Marco Mottola insieme ai genitori, Franco e Annamaria Mottola. Dopo due assoluzioni, i tre sono nuovamente a processo davanti alla Corte d'Assise d'Appello di Roma. Nel corso dell'udienza, Sala ha sostenuto che la lesione visibile sulla porta combacia con l'osso orbitale della testa di Serena Mollicone. Diversamente, ha spiegato, un pugno avrebbe lasciato un segno di dimensioni sensibilmente inferiori, circa la metà di quello rilevato. Di segno opposto la valutazione del criminologo Carmelo Lavorino, consulente della famiglia Mottola, anch'egli sentito dai giudici. Secondo l'esperto della difesa, "non c'è alcuna prova che quel foro sulla porta sia stato provocato dall'impatto con la testa di Serena Mollicone". Lavorino ha inoltre evidenziato che "non c'è certezza sulla genuinità del 'reperto' porta perché dal 2001 al 2008 non possiamo essere certi che nessuno l'abbia toccata". (ANSA).

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