Per il 67% dei medici la carriera ha imposto rinunce nella vita privata

L'indagine Fnomceo-Censis, il 74% delle donne pensa di dover affrontare più ostacoli

(ANSA) - ROMA, 09 LUG - Una vita di sacrifici, soprattutto per le donne, ma intrapresa per vocazione e passione e guidati dalla centralità della persona e della dignità umana. È, in sintesi, l'esperienza dei medici italiani, fotografata dal terzo rapporto Fnomceo-Censis realizzato su un campione di 530 medici e presentato oggi a Roma. Nello specifico, per il 67,7% dei medici la carriera ha imposto tante rinunce nella vita privata. Le donne convinte di dover affrontare più ostacoli dei maschi: lo pensa il 74,2% delle dottoresse, contro il 33,1% dei medici maschi. Per il 92,6% curare le persone senza discriminazioni è un modo per costruire una cultura di pace. La bussola resta il Codice deontologico: ne è convinto il 93,0% dei medici. Riguardo alle ragioni che hanno spinto i medici a intraprendere la professione, il 57,0% indica la vocazione e la passione; il 49,1% il valore etico, cioè la possibilità di fare del bene agli altri. Le ragioni di natura economica, di prestigio o carriera sono indicate da quote minori di medici: il 12,3% indica l'autonomia con cui svolge la professione, la libera professione; il 10,6% la possibilità di guadagnare bene; l'8,1% il rispetto sociale. Inoltre, l'80,2% dei medici intervistati è soddisfatto del proprio lavoro e del percorso professionale fatto. In aggiunta a ciò, il 94,3% dei medici ritiene che una sanità migliore richieda l'umanizzazione nella sanità, con più tempo e maggiori attenzioni al rapporto con i pazienti. In quest'ottica, per l'81,5% dei medici intervistati il lavoro dipendente crea un eccesso di impegni burocratici, finendo per togliere tempo al rapporto con i pazienti. Infine, il 56% dei medici intervistati ha già utilizzato strumenti di intelligenza artificiale nella sua attività clinica quotidiana. (ANSA).

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