Picchiato maresciallo dei Carabinieri a Catania, arrestato l'aggressore

(ANSA) - CATANIA, 10 FEB - Richiama una persona che si muove con fare sospetto in uno scivolo del garage di un condominio e viene pestato, nonostante si fosse qualificato. Vittima dell'aggressione, avvenuta ieri sera a Catania, è un maresciallo dell'Arma, che è anche un sindacalista del Sim Carabinieri, che è stato colpito con più pugni al volto che gli hanno procurato diverse ecchimosi e una ferita lacero contusa suturata con 5 punti. L'uomo è stato arrestato da militari del nucleo Radiomobile dell'Arma. Lo ha reso noto il Sindacato italiano militari (Sim) Carabinieri, che parla di "grave episodio di violenza inaudita" con il sindacalista e sottufficiale dell'Arma "brutalmente aggredito dopo aver richiamato un cittadino al rispetto del senso civico" vicino alla sua abitazione, a Catania. La notizia ha trovato conferme in ambienti qualificati. "Nonostante il collega si fosse qualificato come Carabiniere - afferma in una nota il sindacato - l'invito a cessare il comportamento incivile ha scatenato una reazione di inaudita violenza. L'aggressore ha sferrato diversi pugni al volto del maresciallo". "Dopo l'aggressione - ricostruisce il Sim Carabinieri - l'uomo si è allontanato verso un chiosco nelle vicinanze, continuando a inveire pubblicamente contro l'Arma con insulti e frasi oltraggiose. Grazie al tempestivo intervento dell'autoradio, allertata dal maresciallo, l'individuo è stato individuato e arrestato". La segreteria regionale del Sim Carabinieri Sicilia e il Sim Carabinieri esprimono "la massima solidarietà e vicinanza" la sottufficiale "augurandogli una pronta guarigione", ma, al contempo, "l'amarezza per le decisioni dell'autorità giudiziaria in merito alle misure cautelari". "È inaccettabile che un uomo che ha manifestato una tale violenza gratuita contro un servitore dello Stato - sottolinea il Sim Carabinieri - continuando poi a oltraggiare l'istituzione in pubblico, sia stato sottoposto alla misura dei domiciliari in attesa della direttissima". Per il sindacato "l'applicazione di una misura meno afflittiva rispetto alla custodia in carcere rischi di lanciare un segnale di impunità, specialmente quando la vittima è un operatore di polizia che agisce per tutelare il decoro e la legalità, anche fuori dal servizio attivo". (ANSA).
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