Presidente Crui, occupare ateneo è forzatura e atto coercitivo

(ANSA) - ROMA, 30 GEN - "Le università sono, per loro natura, luoghi di libertà. Spazi di ascolto e confronto, dove il pluralismo non è un'eccezione ma la cifra stessa della vita accademica. Esiste però un confine netto che non può essere superato: quando il dialogo cede il passo all'imposizione e al ricorso alla forza, il confronto perde ogni legittimità. Occupare un edificio universitario e sottrarlo alla sua funzione, a prescindere dalle motivazioni invocate, significa interrompere la vita accademica attraverso un atto coercitivo. È una forzatura che nulla ha a che vedere con il libero dibattito e che non può essere accettata". Lo dichiara Laura Ramaciotti, presidente della Crui, la Conferenza dei rettori delle università italiane. "In situazioni come quella che si sta verificando all'Università di Torino, le università rischiano troppo spesso di essere lasciate sole mentre settori importanti della società si sottraggono o volgono lo sguardo altrove. Avallando di fatto il concetto che l'imposizione violenta, che un atto di forza siano strumenti leciti del confronto politico in un Paese democratico. Per questo desidero ringraziare il ministro dell'Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, per le parole di attenzione e di vicinanza al sistema degli atenei, parole che confermano una presenza costante e non scontata delle istituzioni. Condivido l'appello del Ministro a una responsabilità più ampia, che chiama in causa tutte le istituzioni nella tutela dell'università. Gli atenei sono luoghi aperti per definizione, ma non per questo possono trasformarsi in spazi senza regole, dove le tensioni sociali e lo scontro politico trovano sfogo senza limiti. Non è una questione che riguarda solo il mondo accademico: è un problema che interpella l'intera comunità e di cui tutti, ciascuno per la propria parte, sono chiamati a occuparsi", conclude Ramaciotti. (ANSA).
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