Tar dà ragione a cittadina, 'Comune Milano decida se palazzo è regolare'

Accolto ricorso di una donna che lamenta 'abuso edilizio' davanti alla sua casa

(ANSA) - MILANO, 20 GEN - Una donna che vive in un palazzo di via Carducci, pieno centro a Milano, sull'onda delle inchieste sull'urbanistica, ha chiesto al Comune di verificare la possibile "abusività dei lavori" per la realizzazione di un complesso residenziale alto più di 30 metri, che era in costruzione davanti al suo appartamento. Poi, si è lamentata del fatto che Palazzo Marino "non ha concluso le verifiche richieste", l'ha portato davanti al Tar per "colpevole inerzia" e ha avuto ragione dai giudici amministrativi. Il ricorso, scrive il Tar lombardo, contro "il silenzio comunale sulla richiesta verifica della legittimità dell'intervento" edilizio fondato su una Scia, ossia un'autocertificazione, invece che su un "permesso di costruire", tema centrale di tante indagini milanesi, "deve essere accolto". Così i giudici, come indicato dal legale della donna, l'avvocato Bruno Bianchi, hanno ordinato "al Comune" di concludere "il procedimento con un provvedimento" entro 60 giorni. Nella sentenza viene spiegato che la donna, già nell'estate 2024, aveva chiesto gli atti al Comune quando erano iniziati i lavori di demolizione e realizzazione di quella torre (non risulta al centro di un filone di indagini) tra via Carducci e via Terraggio, zona Sant'Ambrogio. Documenti che le sono stati consegnati. E poiché lei ha valutato che ci fossero "molteplici criticità urbanistico-edilizie" lo scorso luglio ha presentato istanza agli uffici comunali per chiedere una verifica e una risposta, convinta si trattasse di abuso edilizio. Il 25 luglio il Comune, si legge, le ha comunicato l'avvio delle "verifiche in ordine alla regolarità del titolo edilizio". Poi, però, pur se "sollecitato con istanza del 16 settembre", non le ha concluse. La difesa del Comune, ad ogni modo, ha fatto presente di aver informato la signora che è stata decisa nel frattempo "la sospensione dei lavori" del progetto "fino all'adozione del provvedimento finale, imponendo, nelle more, la messa in sicurezza del cantiere". Per i giudici, tuttavia, non basta perché gli uffici comunali devono completare il procedimento di verifica, attivato dall'istanza della cittadina, e dire se quell'intervento edilizio sia regolare o meno. (ANSA).

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