Tumore dopo missione Nato in Kosovo, riconosciuta la causa di servizio

(ANSA) - UDINE, 13 AGO - Dopo sei anni, un primo diniego e una lunga battaglia giudiziaria e amministrativa, arriva il riconoscimento della dipendenza da causa di servizio per il carcinoma papillare della tiroide di cui è affetto un luogotenente dei carabinieri, tuttora in servizio nella Bassa Friulana. Il militare si era ammalato dopo aver partecipato alla missione Nato Kfor in Kosovo. La domanda era stata presentata nel 2020, ma il Comitato di Verifica aveva espresso parere negativo, ritenendo non sufficientemente documentata una esposizione specifica a fattori cancerogeni. Il militare, assistito dall'avvocato Andrea Bava del Foro di Genova, aveva quindi avviato una battaglia giudiziaria. La svolta era arrivata con la sentenza 173/2024 del Tribunale di Pordenone, che aveva riconosciuto il militare equiparato a vittima del dovere in relazione alla missione svolta dal 12 gennaio 2007 al 5 gennaio 2008. Il carabiniere, allora Capo Analisi della Cellula G2 del Reggimento Msu-Kfor, aveva operato in aree interessate da precedenti bombardamenti, in condizioni ambientali e operative caratterizzate dall'esposizione a nanoparticelle di metalli pesanti e sostanze nocive. I relativi decreti concessivi dei benefici erano stati emanati il 7 maggio 2025. Restava però il diniego sulla causa di servizio. Ora il Comitato di Verifica, alla luce della sentenza e dei successivi provvedimenti dell'Amministrazione, ha ritenuto che il precedente giudizio "non può più ritenersi attuale", riconoscendo il carcinoma e la conseguente tiroidectomia totale come dipendenti da fatti di servizio. La patologia è stata ricondotta alle particolari condizioni ambientali e operative della missione, considerate causa o "concausa efficiente e determinante". "Oggi posso finalmente dire che è stata resa giustizia fino in fondo - è il commento che il luogotenente (il quale non intende rivelare il suo nome) ha rilasciato all'ANSA - Ho avuto una fortuna enorme: ho avuto il tempo. Sono ancora qui, ho avuto la forza di affrontare la malattia, di aspettare e di continuare a lottare. Penso ai tanti militari che non hanno avuto questa possibilità e alle loro famiglie. Una giustizia che arriva dopo anni rimane giustizia, ma per chi non ha avuto il tempo di aspettarla rischia di arrivare troppo tardi". (ANSA).
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