Ucciso da un agente, il legale della famiglia 'non aveva la pistola'

Gli altri quattro poliziotti saranno interrogati domani dai pm di Milano

(ANSA) - MILANO, 18 FEB - "Lui non aveva una pistola, non solo non l'ha puntata contro, non ce l'aveva". E' quanto ribadiscono gli avvocati Debora Piazza e Marco Romagnoli, legali dei famigliari di Abderrahim Mansouri, il 28enne ucciso lo scorso 26 gennaio durante un controllo anti spaccio nel boschetto di Rogoredo, a Milano, da un poliziotto di 42 anni indagato per omicidio volontario. Altri quattro agenti ieri hanno ricevuto inviti a comparire per favoreggiamento e omissione di soccorso per interrogatori fissati per domani nell'inchiesta del procuratore Marcello Viola e del pm Giovanni Tarzia, condotta dalla Squadra mobile della Polizia. I legali della famiglia Mansouri, che in queste settimane hanno svolto anche indagini difensive e subito avevano parlato della presenza di testimoni, hanno ripetuto che dagli accertamenti, come già sta emergendo, verrà fuori una "ricostruzione del tutto diversa", rispetto a quella messa a verbale nell'interrogatorio dall'assistente capo che ha sparato. E che aveva parlato, in sostanza, di un'azione di legittima difesa "per paura". Gli altri agenti sono indagati perché non avrebbero riferito, quando sono stati ascoltati, della presenza di più testimoni "sul luogo del delitto" e perché avrebbero ritardato la chiamata ai soccorsi quando il giovane era a terra "agonizzante" dopo il colpo in testa, sotto l'orecchio destro. Intanto, si attendono anche gli esiti delle analisi genetiche sulla pistola, poi risultata una replica a salve, che sarebbe stata impugnata, secondo la versione dell'agente 42enne, da Mansouri. Non sono state trovate impronte nei primi accertamenti. Per i legali di "parte offesa" lui "non l'aveva" e, dunque, qualcuno l'avrebbe messa lì successivamente. (ANSA).

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