Wagner Moura, 'ne L'agente segreto esperienza dei brasiliani sotto la dittatura'

(ANSA) - ROMA, 13 GEN - Un protagonista che "rappresenta un'esperienza collettiva di quello che molti brasiliani hanno vissuto durante la dittatura". Wagner Moura descrive così il suo personaggio ne L'agente segreto (O agente secreto) di Kleber Mendonça Filho, fresco di Golden Globe per il migliore attore protagonista in un film drammatico (Moura) e miglior film in lingua non inglese, già presentato a Cannes (portando a casa premi per miglior attore e miglior regia) e candidato brasiliano agli Oscar 2026. La pellicola è in arrivo nelle sale italiane il 29 gennaio, distribuita da FilmClub Distribuzione con Minerva Pictures. Moura, già noto per la serie Narcos, qui interpreta Marcelo, l'agente segreto del titolo, che in realtà è un uomo in fuga perché perseguitato dalla dittatura militare brasiliana del 1977 e che sta andando a Recife per nascondersi e rivedere il proprio figlio. Lì troverà il caos del carnevale, tra divertimento e violenza, e il proprio destino. A differenza del protagonista del suo Marighella (2019), spiega Moura, che è "una persona che lotta contro il regime", Marcelo è un uomo che "sta cercando di vivere la sua vita secondo i propri valori. Una cosa che è successa a tantissimi e che oggi vediamo in più parti del mondo: persone che non hanno colpe ma vengono perseguitate per il colore della pelle, l'orientamento sessuale, le idee politiche, o perché vogliono semplicemente essere ciò che sono. È l'effetto più devastante della dittatura". Il film ispira un collegamento naturale con la situazione in Brasile oggi. "Avevo pensato a un film ambientato nel 1977 e mi sono impegnato molto affinché sia le impressioni, sia l'aspetto visivo richiamassero in toto quel periodo - dice Mendonça Filho -. Poi degli amici e i primi lettori della sceneggiatura mi hanno fatto notare che in Brasile viviamo un tempo molto particolare, con il ritorno della destra, la cui logica è quella di ritornare ai bei vecchi tempi della dittatura militare". Ma, racconta il regista, "questa è la mia esperienza brasiliana con la sceneggiatura. Quando il film ha cominciato a passare nelle sale, in Spagna c'è stata una reazione molto forte perché il Paese ancora non ha fatto i conti con il suo rapporto con il regime di Franco. Una cosa simile è successa negli Stati Uniti, e un critico cileno ha riscontrato lo stesso nel rapporto con Pinochet. Sono molto curioso di vedere come risponde l'Italia". (ANSA).
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