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Chirurgia laser agli occhi: quel mattino dopo che cambia tutto

 

Cosa ho imparato dai miei pazienti dopo averla vissuta io stessa

Dopo anni di interventi di chirurgia laser agli occhi, ho imparato a riconoscere il momento che conta più di ogni altro. Non è quello dell’operazione, né le prime ore dopo, quando la vista comincia a schiarirsi. È la mattina del giorno seguente: quando il paziente apre gli occhi su un mondo che è semplicemente lì, senza occhiali sul comodino e senza lenti da cercare. Quella mattina i pazienti la portano con sé al controllo. La leggo nei loro volti. E la riconosco, perché l’ho vissuta io stessa.

Di Veronika Blažič, specialista in oftalmologia, Centro Oculistico Morela Udine.

Veronika Blažič
Veronika Blažič

Il mattino dopo, dal mio lato della poltrona

I miei pazienti arrivano quasi sempre in anticipo per la visita di controllo e si siedono con una calma particolare. Quello che portano in questa stanza non è accaduto qui: è accaduto a casa, quella mattina. Per la prima volta da anni, o forse in assoluto, hanno aperto gli occhi al risveglio e hanno visto il mondo con chiarezza. Per alcuni è una sensazione che non provavano dall’infanzia. Quando si siedono di fronte a me, quella mattina è ancora con loro.

Ciò che vedo in quei minuti non è la scoperta: è la sua traccia. Il modo in cui si siedono, si guardano intorno, il piccolo sorriso che precede qualsiasi parola. È lì che il mio modo di trattare ogni paziente come una persona unica acquista il suo significato più profondo: l'intervento è ormai alle loro spalle, e davanti a loro c'è il resto della vita.

Per molti di voi questa decisione può sembrare ancora lontana, anche se il pensiero dell’intervento laser agli occhi è presente da anni. Il primo passo è spesso più semplice del previsto: un breve test di idoneità alla correzione refrattiva. Per molte persone è proprio lì che qualcosa, dentro, comincia a muoversi, molto prima di qualsiasi visita al nostro ambulatorio di Udine.

L'ho vissuta prima di vederla

Qualche anno fa, quella mattina l’ho vissuta anch’io. L’intervento è stato un Femto LASIK, eseguito da mia zia, la dott.ssa Kristina Mikek. La scelta del metodo e della persona a cui mi sono affidata è una storia per un altro momento. Qui conta ciò che è venuto dopo: le ore successive e, soprattutto, la mattina del giorno seguente.

Cosa ho provato io, quella mattina

Già la sera dell’intervento vedevo bene. Lo sapevo: lo avevo detto a centinaia di pazienti. Ma sapere e sentire sono due cose diverse.

La mattina, quando è arrivata, è stata qualcosa di completamente diverso.

Ho aperto gli occhi nella mia camera da letto. Per la prima volta in decenni, non ho cercato il portalenti né gli occhiali sul comodino. Ho guardato il soffitto, la finestra, la piccola sveglia: i numeri erano nitidi. Ma quella mattina era diversa dal giorno prima. Non era la scoperta di vedere bene. Era la scoperta di un modo nuovo di iniziare la giornata. Il piccolo gesto che aveva scandito ogni mattina della mia vita adulta era scomparso. Il mondo era già lì.

Nei giorni che sono seguiti, ho ripensato a una domanda che a volte i pazienti mi pongono con esitazione: vale davvero la pena operarsi per la diottria? La risposta onesta, ne sono ormai convinta, non si misura in numeri. Si misura in mattine.

Quello che oggi cerco di leggere nei miei pazienti

Quando i pazienti si siedono di fronte a me il giorno dopo l’intervento, non ho fretta di riempire il silenzio. So che spesso hanno qualcosa da raccontarmi — qualcosa che li ha sorpresi quella mattina — e lo condivideranno solo se trovano lo spazio per farlo.

Quasi mai lo presentano come una scoperta. Lo raccontano attraverso piccole osservazioni, quasi di passaggio. Una paziente mi dice di aver letto l’ora sulla sveglia senza cercare nulla. Un altro racconta di essersi affacciato alla finestra e di aver notato il colore del cielo, prima che il vecchio riflesso lo portasse a cercare gli occhiali che non c’erano più. Un’altra mi confida, con un sorriso, che quella mattina si era specchiata in bagno senza dover avvicinarsi per vedere il proprio volto.

Mia zia, la dott.ssa Kristina Mikek, ha raccontato com'è andata la sua vista negli anni dopo l'intervento laser. A ogni controllo verifico per prima cosa la stabilità clinica del risultato. Ma seduta di fronte a un paziente quella mattina dopo l’intervento, ho capito che la misurazione clinica è solo una parte di ciò che è venuto a raccontarmi.

Una trasformazione che non è solo visiva

Ho smesso di pensare alla chirurgia refrattiva come a una correzione dell’occhio. È più giusto pensarla come una trasformazione nel modo in cui una persona vive le proprie giornate. Il cambiamento si rivela nei momenti più ordinari: la libertà di vedere i sorrisi delle persone care, di uscire di casa senza controllare di avere con sé tutto il necessario per vedere, di nuotare in mare senza più pensarci.

È questo il vero risultato della chirurgia refrattiva laser, ed è la parte che nessuna cartella clinica può registrare. Nel mio ambulatorio di Udine cerco di lasciarle spazio.

Ogni paziente che si siede di fronte a me il mattino dopo l’intervento sta percorrendo, in silenzio, una strada che ho percorso anch’io. La loro vista chiara è per me sia un risultato clinico sia un ricordo personale.

Domande frequenti

1. Sono un buon candidato per l’intervento laser agli occhi?

La maggior parte degli adulti con miopia, ipermetropia o astigmatismo stabili può essere candidata all’intervento. L’idoneità dipende dallo spessore e dalla forma della cornea, dalla stabilità della correzione nell’ultimo anno e dalla salute della superficie oculare. Esistono situazioni in cui scelgo di non consigliare l'intervento laser agli occhi, anche quando la diottria di per sé lo permetterebbe. La risposta più affidabile arriva sempre da una visita personale.

2. L’intervento è doloroso?

No. L’occhio viene anestetizzato con gocce e l’intervento non è doloroso. La maggior parte dei pazienti lo descrive come una sensazione strana più che scomoda: durante i secondi in cui agisce il laser si avverte una lieve pressione. Nelle ore successive può persistere una sensazione di corpo estraneo, gestibile con riposo e gocce lubrificanti. L’intervento dura pochi minuti per occhio.

3. L’intervento laser agli occhi è sicuro?

Sì. Il Femto LASIK e le moderne tecniche laser sono tra le procedure più eseguite e studiate in medicina, con oltre trent’anni di esperienza clinica. Le complicanze serie sono rare, soprattutto quando la selezione del paziente è accurata. Quando è presente un fattore di rischio, il gesto di cura più importante è a volte decidere di non operare.

4. Quanto dura il recupero?

La maggior parte dei pazienti vede bene già nelle ore successive all’intervento. Il giorno dopo la vista è solitamente chiara per le normali attività quotidiane, comprese lettura e schermi. Sport, nuoto e trucco vengono ripresi gradualmente, secondo un programma concordato al controllo postoperatorio. Le gocce vengono usate per alcune settimane.

5. Quanto dura il risultato dell’intervento?

La correzione corneale ottenuta con il laser è permanente. Gli occhi continuano a invecchiare: la maggior parte delle persone, intorno ai cinquant’anni, sviluppa la presbiopia (difficoltà a leggere da vicino) indipendentemente dall’intervento. Ma la correzione laser in sé non si attenua né scompare.

6. Vale la pena affrontare il costo dell’intervento laser agli occhi?

Il costo dell’intervento laser agli occhi è per molti pazienti paragonabile a quello di diversi anni di lenti a contatto di buona qualità e degli occhiali. Ma la domanda davvero significativa, nella mia esperienza, non è economica: è se la libertà di non dover più organizzare la propria giornata intorno a lenti e occhiali sia qualcosa a cui si dà valore. Per molti, la risposta diventa chiara solo dopo aver vissuto la prima mattina dopo l’intervento.

7. E se non fossi idoneo all’intervento laser?

Per i pazienti la cui cornea non consente una correzione laser sicura, o la cui diottria è fuori dall’intervallo trattabile, esistono ottime alternative — la più frequente è l’impianto di una lente intraoculare. Il metodo si sceglie sempre in modo individuale. Spiego più nel dettaglio come scelgo la tecnica più adatta a ogni paziente in un altro articolo.

8. Smetterò davvero di portare occhiali o lenti a contatto?

Per la maggior parte dei pazienti con miopia, ipermetropia o astigmatismo entro l’intervallo trattabile, l’obiettivo è proprio questo: una vista chiara nella vita quotidiana senza correzione. La presbiopia richiederà comunque occhiali da lettura intorno ai cinquant’anni, ma si tratta di una questione diversa dalla diottria iniziale. La dipendenza quotidiana da occhiali o lenti a contatto può, nella maggior parte dei casi, semplicemente terminare.

 

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