Adunata del Triveneto a Gemona, il ricordo dei 29 alpini morti nel terremoto del 1976

La manifestazione si apre nel segno della memoria, con gli omaggi nelle caserme di Venzone e Gemona. Nel pomeriggio il ringraziamento ai 15 mila volontari che contribuirono alla ricostruzione del Friuli

Giuseppe Beltrame

Il ricordo dei caduti, il grazie ai volontari e il valore della speranza. Si è aperta oggi, venerdì 19 giugno, nel segno della memoria l’Adunata del Triveneto degli alpini a Gemona, con una serie di cerimonie dedicate a chi perse la vita e a chi, dopo il terremoto del 1976, contribuì ai soccorsi e alla ricostruzione del Friuli.

Uno dei momenti più intensi della mattinata si è svolto nella caserma Goi-Pantanali, dove sono stati ricordati i 29 alpini, artiglieri da montagna e genieri morti nella sera del 6 maggio 1976, quando il sisma devastò Gemona e numerosi comuni friulani.

«Il valore di questa giornata è il ricordo», ha spiegato Ivo Del Negro, presidente della sezione Ana di Gemona. La mattinata è cominciata alle 9 nella caserma Feruglio di Venzone, con l’omaggio ai caduti del battaglione Tolmezzo, ed è proseguita alle 10 nella caserma gemonese per commemorare i 29 militari.

La delegazione si è poi spostata nella parte alta di Gemona, davanti al cippo dedicato al sergente Alberto Goi, al quale è intitolata anche la caserma. Medaglia d’oro al Valor militare, Goi morì il 13 gennaio 1943 durante la ritirata di Russia.

Nel pomeriggio l’attenzione si sposta invece sui volontari che arrivarono in Friuli dopo il terremoto. Furono circa 15 mila, provenienti dalle sezioni alpine del Centro e del Nord Italia, e prestarono il proprio aiuto nei paesi colpiti dal sisma.

Tra le iniziative è prevista anche l’apertura a Osoppo di una mostra dedicata al cantiere numero 8, scelto perché conserva una delle documentazioni più complete sull’attività svolta dagli alpini durante la ricostruzione. È stato conservato anche il cartello originale che, cinquant’anni fa, indicava l’ingresso del cantiere.

Per il presidente dell’Ana, quella stagione può insegnare ancora molto alle nuove generazioni. «Bisogna avere fiducia», ha sottolineato, ricordando come i friulani, sostenuti dai volontari e dalle istituzioni, non abbiano mai perso la speranza che la ricostruzione potesse essere portata a termine.

«Il Parlamento, il Governo, la Regione Friuli Venezia Giulia, i Comuni colpiti, i sindaci e i funzionari delegati fecero fino in fondo il proprio dovere. Ci fu una comunità intera che si rimboccò le maniche e diede concretezza alla ricostruzione, completata nel giro di dieci anni».

Nel corso della cerimonia è stato ricordato anche il significato dell’espressione alpina “andare avanti”, usata per indicare chi è morto. Un modo per non fermarsi alla fine della vita, ma per lasciare aperta una prospettiva di continuità e di speranza.

A sottolineare il legame profondo tra Gemona e gli alpini è stato anche il sindaco Roberto Revelant. «Tutta l’Italia è da sempre unita agli alpini, ma questa terra, il Friuli e Gemona, hanno con loro un rapporto ancora più profondo», ha spiegato.

Il primo cittadino ha ricordato i 29 giovani militari morti all’interno della caserma e l’immediata reazione degli altri alpini, impegnati fin dalle prime ore nei soccorsi alla popolazione.

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«Non ci abbandonarono. Intervennero subito per salvare le persone, dentro la caserma e nelle nostre comunità, e rimasero al nostro fianco fino al completamento della ricostruzione. Per questo oggi vogliamo esprimere un profondo grazie a chi allora ci tese una mano».

L’Adunata si inserisce in un anno particolarmente intenso per Gemona, che ha già accolto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, i vigili del fuoco e il Giro d’Italia.

Revelant ha voluto ricordare anche il sindaco della ricostruzione Ivano Benvenuti, che dopo il sisma si trovò davanti una città distrutta e quasi 400 vittime. «Pensare a lui aiuta a capire che tutte le difficoltà che possiamo incontrare oggi sono nulla rispetto a quel momento».

Il sindaco ha infine ringraziato gli assessori, i dipendenti comunali, le maestranze e le associazioni che hanno lavorato all’organizzazione delle iniziative.

«Ho trasferito loro la massima fiducia ed è stata ricambiata con eventi di grande qualità. Se tutto è riuscito al meglio, è grazie al loro lavoro e alla loro dedizione. A loro va la gratitudine non soltanto del sindaco, ma di tutta la comunità».

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