Cinquantennale del terremoto del Friuli: cala il sipario sulle celebrazioni tra orgoglio e solennità

Si è conclusa a Gemona la cinque-giorni dedicata all'Orcolat. Il presidente Fedriga traccia il bilancio: «Resta una visibilità nazionale per lo spirito friulano». L'incontro a sorpresa con il "bimbo delle rondini" e il monito di Mattarella sulla coesione

Christian Seu

Sfilata l’ultima auto blu, con i lampeggianti a fendere la pioggia scrosciante che ha inumidito il ricordo del 6 maggio a Gemona, il Friuli si è ritrovato mercoledì sera a lustrarsi gli occhi, bagnati anche dalla commozione, per la magnificenza del riconoscimento solenne arrivato dalle massime cariche dello Stato. Cosa resta delle celebrazioni per il cinquantennale del terremoto? «Rimane una visibilità nazionale dello spirito friulano», scandisce Massimiliano Fedriga, presidente di quella Regione che s’è spesa senza risparmio per garantire che le commemorazioni per il cinquantesimo anniversario dell’Orcolat avessero quel respiro di solenne rilievo che si deve alle vittime della tragedia e a chi seppe rimboccarsi le maniche per ripartire.

 

Il senso delle istituzioni che emerse allora – con lo Stato a seguire quell’organizzazione fiera e determinata nata dai comitati e dai sindaci – ha trovato un ponte ideale mezzo secolo dopo a Gemona, l’altro giorno, con l’investitura del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Il passato del dramma e della ricostruzione, il presente del ricordo, il futuro della messa a terra sempre più radicata di quello che è passato alla storia come Modello Friuli. Fedriga ricorda come «la ricostruzione non fu soltanto fisica, ma pure spirituale, perché dal giorno dopo ci si è messi al lavoro per ridare speranza a una comunità». E secondo il governatore, «questo rappresenta un valore inestimabile che permane nella comunità della nostra regione e permette alla nostra regione di affrontare le sfide del presente e del futuro». Il governatore mercoledì pomeriggio ha scelto di tenere “in tasca” il discorso che aveva messo a punto per la seduta straordinaria del Consiglio regionale andata in scena al Cinema teatro Sociale.

Ha preferito andare a braccio, senza nascondere la comprensibile emozione, prendendo spunto dalle parole pronunciate da un bimbo delle zone terremotate, che al microfono di un cronista arrivato in Friuli per raccontare gli effetti del terremoto si diceva dispiaciuto per l’assenza delle rondini, che non volavano più nel suo borgo, privo di tetti sotto i quali nidificare. «Mercoledì, mentre mi spostavo con il presidente Mattarella verso la mostra del Messaggero Veneto, vedo un signore che si sbraccia: “Sono io, sono io, il bambino del video”. E mi ha detto che ogni volta che lo cito, e lo faccio spesso, poi riceve messaggi e chiamate».

Con il concerto di Andrea Bocelli di ieri sera si è conclusa una cinque-giorni densa di significati, che hanno riacceso i riflettori sulla capacità del popolo friulano di rimboccarsi le maniche e ripartire dopo il terremoto di cinquant’anni fa. Il capo dello Stato, la premier, il Consiglio regionale praticamente al completo, i sindaci con la fascia tricolore, ma anche gli ex presidenti della Regione e dell’assemblea legislativa.

«Si è respirato un clima di grande emozione e profonda unità tra le istituzioni, a conferma del valore della lezione appresa dall’esperienza del terremoto e della ricostruzione», l’ulteriore sottolineatura del presidente Fedriga: «È stato significativo – ha aggiunto – che a condividere questi momenti siano stati l’intero Consiglio e la giunta regionale, all’insegna di un’unità che supera le appartenenze politiche nei passaggi più importanti per la nostra comunità. In questo contesto, desidero sottolineare la presenza dei sindaci, già protagonisti della ricostruzione e oggi impegnati in prima linea nell’amministrazione dei territori».

E del resto, il tema della coesione e della solidarietà, a partire dalle istituzioni, è stato rimarcato anche dal presidente Mattarella nelle ultime battute del suo intervento: «Nell’ottantesimo anniversario del voto che volle la Repubblica e diede origine alla sua Costituzione, oggi qui a Gemona, nella solenne cornice del Consiglio regionale, insieme agli amministratori locali, insieme ai rappresentanti delle istituzioni, del volontariato, in una terra e di fronte a un popolo capace di affrontare le avversità, di rialzarsi, ribadiamo - in un momento di memoria e di impegno - il Patto di non lasciarci fuorviare nel cammino di progresso, nell’affermazione dei valori di solidarietà e di coesione, che qui sono stati, in maniera esemplare, vissuti e realizzati», ha detto il capo dello Stato.

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