Furgone carico di lavoratori stranieri si ribalta nel fosso, tre morti: tragedia a Chioggia
Il mezzo con a bordo i lavoratori marocchini esce di strada e si ribalta nell’Idrovia Sant’Anna a Ca’ Lino di Chioggia: sei persone si salvano, tre uomini restano intrappolati e muoiono. Maxi intervento di vigili del fuoco, sommozzatori, Suem e carabinieri. La rabbia dei sindacati

Drammatico incidente questa mattina, 9 maggio, in località Ca’ Lino di Chioggia, lungo l’Idrovia Sant’Anna, dove un furgoncino minivan con a bordo lavoratori stranieri è uscito di strada, ribaltandosi in un canale.
Sei persone sono riuscite a uscire autonomamente dal veicolo prima dell’arrivo dei soccorritori. Per altri tre occupanti, rimasti intrappolati all’interno del minivan, non c’è stato invece nulla da fare.
Le vittime sono tutte di nazionalità marocchina e avevano 28, 32 e 35 anni.
Al momento dello schianto, il furgone arrivava presumibilmente da Cavanella e stava portando i lavoratori in una ditta a Ca' Lino per la raccolta del radicchio. Si tratta di una zona con numerose aziende agricole.
L’allarme è scattato poco dopo le 6.30, quando un cittadino ha segnalato ai carabinieri la presenza del mezzo sommerso.
Immediato l’intervento dei vigili del fuoco di Chioggia e Cavarzere, supportati dal nucleo regionale dei sommozzatori di Venezia e da un’autogru arrivata da Mestre.
Dopo il recupero del mezzo, i soccorritori hanno estratto i corpi senza vita di tre uomini.
Sul posto anche il Suem 118, impegnato nell’assistenza ai sopravvissuti, e i carabinieri, che stanno ora lavorando per ricostruire con precisione la dinamica dell’incidente.
Restano da chiarire le cause che hanno portato il conducente a perdere il controllo del mezzo, finito nelle acque del canale.
La polizia locale ha sequestrato il furgoncino ed è stato transennato provvisoriamente il muretto sfondato nel punto del crollo. Il Consorzio di bonifica è al lavoro alla delimitazione dello sversamento di gasolio che rischia di filtrare nei terreni limitrofi.
Il cordoglio del sindaco
«Questa mattina la nostra comunità è stata colpita da una tragedia immensa avvenuta a Ca’ Lino, dove hanno perso la vita tre lavoratori stranieri mentre si stavano recando al lavoro nei campi. A nome mio personale, dell’Amministrazione comunale e di tutta la città di Chioggia, desidero esprimere il più profondo cordoglio e la più sincera vicinanza ai familiari delle vittime, ai loro cari e alle comunità di provenienza», ha detto il sindaco di Chioggia Mauro Armelao, «È un dolore che colpisce tutti noi».
«Tre uomini che lavoravano con sacrificio e dignità hanno perso la vita in modo drammatico, lasciando sgomento e tristezza nell’intera comunità clodiense. Desidero inoltre ringraziare tutte le forze dell’ordine intervenute, i Vigili del Fuoco, i sommozzatori dei Vigili del Fuoco e tutto il personale impegnato nelle operazioni di soccorso e messa in sicurezza dell’area», ha proseguito, «Un sentito ringraziamento anche al presidente e al direttore del Consorzio di Bonifica Delta Po per il tempestivo intervento antinquinamento resosi necessario a seguito della fuoriuscita di carburante dal mezzo finito fuori strada. In questo momento di grande dolore, Chioggia si stringe attorno alle famiglie delle vittime con rispetto, silenzio e solidarietà».
Le reazioni dei sindacati
«Tre lavoratori morti in un fossato all'alba, su un furgone, diretti chissà dove a fare chissà cosa, senza nome e non sappiamo con quale contratto. Questo è quello che il sistema produce, e che ogni tanto, quando va storto, ci mostra nella sua brutalità. Il Veneto non è una regione virtuosa su questo terreno: i dati del Rapporto Agromafie ci consegnano una realtà che le istituzioni non possono più fingere di non vedere». Lo dichiarano in una nota Daniele Giordano, segretario generale Cgil Venezia e Alessandra Frontini, segretaria generale Flai Cgil Venezia.
I sindacati «denunciano da anni che il trasporto dei lavoratori agricoli su furgoni non autorizzati è una delle pratiche più pericolose e meno presidiate del caporalato», si legge. «Non è la prima volta che accade e, se non cambia qualcosa di concreto, non sarà l'ultima. I braccianti stranieri vengono caricati all'alba, spesso senza sapere dove vanno e senza nessuna garanzia. Chioggia oggi ci dice che il prezzo di questa indifferenza può essere la vita delle persone».

«La tragedia di Chioggia ricorda terribilmente quella di quattro anni fa di San Pietro in Gu, dove persero la vita in un incidente tre braccianti che poi scoprimmo vittime di sfruttamento lavorativo di caporalato. Con l’avvio della stagione di raccolta estiva, e con l’intensificarsi delle attività di raccolta, ogni giorno più di 6000 braccianti invisibili ai report, alle statistiche e alle istituzioni attraversano il Veneto in lungo e in largo per raccogliere frutta e ortaggi. Questi lavoratori sono vittime di sfruttamento lavorativo e caporalato, e talvolta sono ridotti in schiavitù, vittime del combinato disposto della legge Bossi Fini, concausa dello sfruttamento, e dei decreti flussi che alimentano lavoro irregolare a basso costo e rendono i lavoratori ricattabili, disposti a qualsiasi cosa pur di guadagnare qualche euro, finendo nella rete dell’illegalità senza poterne uscire. Per i tragici fatti di stamattina, attendiamo di capire gli sviluppi e i contorni della vicenda, ma intanto ci stringiamo nel dolore per tre vite spezzate mentre andavano a lavorare per guadagnarsi da vivere»: così Giosuè Mattei, segretario generale Flai Cgil Veneto.
«Erano tutti lavoratori, diretti nei campi agricoli della zona, i tre uomini morti nell’incidente stradale accaduto stamattina a Chioggia. Persone venute nel nostro Paese per riscattarsi dalla povertà, che all’alba erano già sulle nostre strade per iniziare una giornata di lavoro e che ingrossano il conto delle vittime, in questo caso di quelle in itinere. Questa provincia ha pianto 4 morti sul lavoro questa settimana, tutto il Veneto sfiora i 30 decessi dall’inizio dell’anno: numeri inaccettabili, scandalosi. Cosa deve ancora succedere perché il tema della sicurezza sul lavoro diventi la priorità in questa Regione? Quante vittime dovremo ancora contare prima che si intervenga? Quello di Chioggia è un incidente in itinere, non c’entrano i protocolli e i controlli. Ma non si può continuare a morire di lavoro». Lo dichiara il segretario generale di Uil Veneto Roberto Toìgo.
«L’agricoltura resta uno dei settori più a rischio nel mondo del lavoro. Secondo i dati Inail, nel quinquennio 2020-2024 nella provincia di Venezia c’è stato un aumento di denunce di infortuni del 12,11 per cento, passando dai 190 del 2020 ai 213 del 2024. Non solo, se guardiamo il biennio 2023-2024, la variazione è stata del più 12,7 per cento, passando dai 189 del 2023 ai 213 del 2024. Di più, se guardiamo solo gli stranieri, tra il 2023 e il 2024, gli infortuni denunciati sono saliti del 44,12 per cento, passando dai 34 di tre anni fa ai 49 del 2024. Nello stesso periodo, 2020-2024, si è registrato solo un incidente mortale, nel 2021, in controtendenza rispetto al Veneto, dove se n’erano avuti 2 nel 2020 sino ad arrivare ai 12 del 2022 e ai 13 del 2024. In pratica, in cinque anni, più 550 per cento.
Numeri elevati e che fanno riflettere il segretario generale della Cisl di Venezia, Michele Zanocco, che esprime tutta la solidarietà ai familiari delle vittime. «A loro – dice Zanocco – va tutta la vicinanza della Cisl per questa tragedia, la seconda che registriamo nella nostra provincia in poche ore. E sempre di cittadini stranieri. Da tutti i nostri indicatori, l’agricoltura si conferma come un settore ad alto rischio per lavoratori e lavoratrici. I numeri ci dicono che la tendenza degli infortuni è a salire. Serve riflettere sulle strategie necessarie sui territori tra il mondo del lavoro e le istituzioni. Inoltre bisogna puntare molto sulla formazione, a partire dalle scuole».
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