Cocaina a Nordest, potenza e dosi raddoppiate in dieci anni. E ai consumatori accaniti cede il palato
Un decennio di espansione del mercato illecito analizzato attraverso i 6.300 campioni del Laboratorio di tossicologia clinica e forense dell’Usl 3. I sequestri per metà tra Mestre e Venezia, poi le mete estive della movida. In Chirurgia maxillofacciale i casi di cedimento del palato per il troppo consumo

Le sue vendite sono raddoppiate, è potente il doppio e la disponibilità nella sua forma purissima è decuplicata. In dieci anni la cocaina ha innevato il Nordest, abbattendosi per la metà a Venezia. Lo raccontano 6.300 campioni analizzati nell’ultimo decennio dal Laboratorio di tossicologia clinica e forense dell’azienda socio sanitaria veneziana.
Le dosi sono quelle che dal 2015 al 2025 sono state sequestrate dalle Forze dell’ordine agli spacciatori e poi affidate dalle Procure della Repubblica di sei diversi circondari giudiziari del Nord italia all’équipe di Tossicologia forense dell’Ulss 3, guidata dal primario Giampietro Frison.
Lo studio
Ne è nato uno studio che ricostruisce dieci anni di espansione del mercato illecito della cocaina nel Nordest, che ha debuttato nella comunità scientifica internazionale con una pubblicazione sulla prestigiosa Forensic Science International.
La ricerca è firmata dai tossicologi forensi dell’Ulss 3 Luca Zamengo, primo autore, Lorenzo Marcato e Giampietro Frison; dal professore dell’Università di Padova Denis Badocco; dall’operatore sociale del Comune di Venezia Giuseppe Di Pino; dalla psichiatra del Serd dell’Ulss 3 Linda Cibinel e dalla tossicologa dello stesso Serd Novella Ghezzo. Titolo, Longitudinal trends in cocaine seizures in North-East Italy (2015-2025): Increasing purity, changing adulterants, market expansion, and rising youth exposure.
Più dosi e maggiore purezza
In dieci anni a Nordest, racconta il paper confrontando il primo triennio dello studio (2015-2017) con l’ultimo (2023 - 2025), si è passati dalle trecentomila alle seicentomila dosi di cocaina sequestrate. La metà di queste proviene dal traffico illecito dell'hinterland veneziano, Mestre in particolar modo, esposta a tratte aeree e marittime. Ma si difendono anche località turistico balneari dove, specialmente d’estate, si concentra la movida, come Chioggia, Jesolo, Caorle e Bibione.

La purezza media della cocaina in circolazione è salita dal 50% al 75%: negli ultimi 5 anni sono quasi scomparsi i prodotti a bassa concentrazione (meno del 50%) in favore di quelli ad alta concentrazione (più dell’80%). E la disponibilità di questa cocaina ad alta potenza è aumentata del mille per cento, passando dalle 27 mila alle 300 mila dosi.
A potenziare ulteriormente la sostanza ci pensano anche le nuove formulazioni: la maggior parte delle volte l’effetto è reso più intenso proprio dalla combinazione con procaina e caffeina, sostanze farmacologicamente attive che possono amplificare le conseguenze psicostimolanti della cocaina.
Crescono i pazienti
Le testimonianze dei consumatori raccolte nello studio raccontano un conseguente aumento degli effetti avversi acuti e cronici. Anche i pazienti sono aumentati.
Il Serd è passato dall’assistere 259 persone con grave dipendenza da cocaina nel 2015 alle 389 nel 2025: 130 in più. E se dieci anni fa lo stesso Serd aveva in carico solo 15 casi di pazienti che abusavano di crack, cocaina fumata, oggi invece ne sta trattando 45
«Si tratta di una modalità di assunzione che ne amplifica gli effetti», spiega Frison, «Fumare questa sostanza, anziché assumerla per via intranasale, consente un’entrata in circolo maggiore e molto più veloce, quindi il rischio overdose risulta ancora più alto. Per non parlare dell’assunzione assieme all’alcol: la sostanza formata nell’organismo, cocaetilene, è ancora più cardiotossica della cocaina stessa».
Mercato diffuso e pericoloso
«Uno studio così prestigioso condotto dal nostro Laboratorio conferma quanto il monitoraggio tossicologico, clinico e forense sia uno strumento indispensabile non solo per esigenze giudiziarie o amministrative ma anche come allerta precoce per la sanità pubblica», dice il direttore generale dell’Usl 3 Serenissima Massimo Zuin, «capace di anticipare l’evoluzione dei rischi legati al consumo di sostanze e di orientare le politiche di prevenzione, soprattutto verso le fasce più giovani della popolazione».
«Il mercato della cocaina è sempre più diffuso e pericoloso, non solo in termini di salute individuale ma anche di quella collettiva», conferma Frison, «considerato per esempio che una larga parte di incidenti stradali è associata alla guida in stato di alterazione psicofisica conseguente all’assunzione di cocaina».
I cedimenti del palato
E il consumo prolungato di cocaina può addirittura provocare un cedimento del palato, creando un vero e proprio foro tra bocca e naso. La Chirurgia maxillofacciale dell’ospedale mestrino dell’Angelo di questi casi ne vede almeno uno l’anno.
«Prima di dieci anni fa queste forme erano rare. Negli ultimi 10 anni di perforazioni gravi della volta palatale dovute all’abuso di cocaina ne avrò viste almeno una decina», racconta il primario maxillofacciale Michele Franzinelli, «Altre, ancora più frequenti, sono perforazioni iniziali e mai ammesse dai pazienti come conseguenza dell’assunzione della sostanza. Ciò avviene perché la cocaina può provocare necrosi tessutale da vasocostrizione».
Questi pazienti si presentano solitamente con sintomi come bocca secca o urente, difficoltà nell’eloquio, nella deglutizione, bruxismo, disturbo temporo mandibolare con contrazione muscolare, parodontosi con mancanza di di elementi dentari, fino a perforazione del palato con comunicazione tra cavo orale e naso. Spesso non rispondono nemmeno ad analgesici e punture di anestetici locali.
«La ricostruzione chirurgica del palato è possibile attraverso l’utilizzo di lembi», dice Franzinelli, «ma se il paziente non risolve la dipendenza da cocaina, la ricostruzione non può essere eseguita, poiché anche il lembo utilizzato per la ricostruzione risulterebbe soggetto a necrosi. Questo vuol dire che la chirurgia ricostruttiva può essere fatta solo ai pazienti di cui abbiamo la certezza che non utilizzino più la sostanza da mesi. Se non è così, l’unica soluzione temporanea che possiamo proporre è quella di un otturatore: una protesi mobile che chiude il varco tra naso e palato».
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