Mimmo, il delfino di Venezia, sta bene: partito il monitoraggio che lo terrà sotto controllo
L'iniziativa congiunta è promossa da Cert, Comune di Venezia e Musei Civici e Università di Padova. L’esperto: «Le ferite riscontrate nei mesi precedenti risultano completamente rimarginate e non sono stati rilevati segnali di stress significativo»

Alcuni mesi dopo la comparsa del delfino "Mimmo", avvistato per la prima volta l'estate scorsa nel bacino di San Marco a Venezia, nasce un progetto di monitoraggio promosso dal Cert, dal Comune di Venezia e dalla Fondazione Musei Civici di Venezia attraverso il Museo di Storia Naturale Giancarlo Ligabue, con l'obiettivo di osservare, comprendere e proteggere una presenza ormai familiare nelle acque del centro storico.
Primo monitoraggio
Lo scorso 27 gennaio si è svolta la prima uscita congiunta per il monitoraggio dell'animale, alla quale hanno collaborato il personale del Cert, dell'Istituto di Biomedicina dell'Università di Padova e lo staff scientifico del Museo, con il supporto della Protezione Civile.
Un primo incontro che ha segnato l'avvio di un programma di osservazione periodica, alternato settimanalmente tra i due istituti. Questa mattina, l'uscita settimanale è stata nuovamente affidata al Museo di Storia Naturale, che ha operato con il sostegno logistico e tecnico della Protezione Civile di Venezia, mediante mezzi ed equipaggi dedicati. Durante le due ore di osservazione in laguna, "Mimmo" è stato seguito con grande attenzione e gli esperti hanno documentato ogni aspetto del suo comportamento.
Parallelamente all'attività di osservazione sul campo, in vista della stagione primaverile il progetto prevede iniziative di comunicazione e sensibilizzazione rivolte a cittadini, diportisti e visitatori, con l'obiettivo di promuovere comportamenti responsabili in acqua, rispettare le regole di sicurezza e favorire una pacifica convivenza con il tursiope.
«Il monitoraggio scientifico conferma che il delfino nel bacino è in buona salute e non presenta criticità comportamentali», spiega Marco Bonato dell'Università di Padova.
«La registrazione dei suoni tramite idrofono ha permesso di valutare positivamente il senso di orientamento e l'attività di caccia», spiega Marco Bonato, dell'Università di Padova, «Le ferite riscontrate nei mesi precedenti risultano completamente rimarginate e non sono stati rilevati segnali di stress significativo».
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