Le dona il midollo, la donna malata di leucemia gli scrive: «Mi hai salvato la vita»

La paziente di Conegliano ha inviato una lettera al ragazzo tedesco che le ha donato il midollo per battere la leucemia. Oltre alla missiva, nella busta anche un pupazzetto di Snoopy: «È un gesto che può salvare una vita. Voglio dare un messaggio di speranza a chi è malato»

Diego Bortolotto
Laboratorio per la valutazione della compatibilità del midollo
Laboratorio per la valutazione della compatibilità del midollo

Un anno fa è come rinata. A regalarle una nuova possibilità di vita è stato un giovane tedesco, iscritto al registro internazionale dei donatori di midollo. Rosella, una signora coneglianese, oggi può raccontare quella storia con la serenità di chi ha attraversato una tempesta ed è finalmente tornata a vedere la luce.

Al suo donatore, che non può conoscere, ha scritto una lettera.

L’anonimato

Non conosce il suo nome né altri dettagli: le regole sull’anonimato tra donatore e ricevente sono rigide. Attraverso la banca dati, però, ha potuto affidargli il suo grazie. La testimonianza di Rosa, suo nome di battesimo, diventa anche un invito soprattutto ai giovani a sottoporsi ai test di tipizzazione e rendersi disponibili alla donazione.

«È un gesto che può salvare una vita. Voglio dare un messaggio di speranza a chi è malato, perché trovi la forza di reagire e sappia che ci sono persone pronte ad aiutare a superare anche le difficoltà più grandi».

La malattia

Per Rosella la leucemia è arrivata all’improvviso, senza segnali particolari. «Non avevo sintomi – ricorda –. Mi sentivo soltanto un po’ stanca e pensavo fosse il caldo». A far scattare gli accertamenti è stata una circostanza apparentemente banale: una scivolata in casa. Rimasta allettata e dovendo sottoporsi alle punture di eparina, il medico di base decide di prescriverle alcuni esami. Poche ore dopo arriva la telefonata che cambia tutto.

L’allarme

«Dopo il prelievo mi ha chiamato il medico e mi ha detto: “Corri subito al pronto soccorso, fatti fare due sacche di sangue perché sei proprio al limite”». La diagnosi è leucemia mieloide acuta. Cominciano il ricovero, le terapie e un percorso difficile che la porta prima all’ematologia di Conegliano, poi allo Iov di Castelfranco e infine a Mestre.

«Sono stata fortunata, prima di tutto per mio marito, che mi è sempre stato vicino e si è dedicato completamente a me. Poi ho incontrato medici e infermieri appassionati, che mi hanno curata in modo eccellente. Oggi non prendo più i medicinali di prima».

La paura

Non sono mancati i momenti di paura. «Ci sono stati momenti in cui piangevo. Ho una gratitudine enorme verso tutte le persone che mi sono state accanto». Tra queste c’è il dottor Ballarini, incontrato a Conegliano. «Con estrema umiltà mi ha detto: “Guarda, ti ho già prenotato un letto allo Iov”».

La svolta arriva nel luglio di un anno fa, quando nel registro internazionale viene individuato un donatore compatibile al 100 per cento. È un giovane tedesco, nato tra il 1998 e il 2003. Il primo agosto avviene il trapianto. Poi comincia un altro capitolo durissimo: un mese in isolamento, in una camera sterile.

La convalescenza

Dopo la dimissione Rosella vive per un periodo in un appartamento messo gratuitamente a disposizione dall’Ail, l’Associazione italiana contro leucemie, linfomi e mieloma. Una sistemazione che le consente anche di raggiungere rapidamente l’ospedale in caso di necessità. «Mio marito mi è stato vicino in ogni momento e gli sono immensamente grata», ripete.

Oggi, a un anno dal trapianto, Rosella guarda alla vita con occhi diversi. Nel suo racconto la scienza si intreccia con la fede e con la riconoscenza. «Tante persone hanno pregato per me, sono state celebrate messe. Credo che ci sia stata anche la Provvidenza».

E c’è un altro filo che accompagna questa storia. Rosa fa parte del Sampler Club Conegliano, associazione che da trent’anni riunisce donne unite dalla passione per il ricamo. Anche durante la malattia ago e filo sono rimasti una presenza importante. Rosella ha confezionato un velo da sposa destinato a essere donato a una Madonna. Una storia che, per ora, resta in sospeso e che sarà raccontata in autunno. Per il suo donatore, invece, ha scelto un gesto semplice e tenero: uno Snoopy con un cuore, ricamato all’interno della lettera di ringraziamento. Un piccolo segno che non viola l’anonimato, ma racconta la gratitudine. Fra qualche anno, per la legge, i due potrebbero incontrarsi. Chissà.

 

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