È la conoscenza che nutre la democrazia
Alla tutela della libera espressione non può non andare affiancata la libertà di informazione. Di queste implicazioni normative ha dato esemplare testimonianza in un incontro con la stampa il Presidente Mattarella

È abituale e sembra ovvio sostenere che i diritti della persona sono garantiti in Costituzione ai fini della tutela di interessi e valori della persona stessa, ma non sempre questo è completamente vero giacché in non pochi casi la tutela dei diritti e delle libertà va aldilà della sfera propria dei loro individuali titolari per attingere alla difesa e garanzia di interessi e valori collettivi.
Tale è il caso della libertà di manifestazione del pensiero che ha sì di mira la tutela del diritto del singolo ad esternare opinioni e credenze, ma al tempo stesso, attraverso il suo riconoscimento a tutti gli appartenenti alla collettività, favorisce quel confronto fra le idee e quel conflitto di opinioni ed indirizzi di cui è intessuta la democrazia di un Paese. Perciò, se confronto e conflitto richiedono piena conoscenza delle tematiche in discussione, alla tutela della libera espressione non può non andare affiancata la libertà di informazione nella misura in cui vi è un reciproco e mutuo supporto.
Di queste implicazioni normative ha dato esemplare testimonianza in un incontro con la stampa il Presidente Mattarella con un discorso condotto in parallelo a quello su democrazia e partecipazione tenuto poco tempo fa a Trieste. Ed in effetti i due temi si legano come stanno a dimostrare gli ampi riferimenti del Capo dello Stato alle vicende costituzionali e politiche in corso, riferimenti sviluppati nella convinzione che solo una veritiera e corretta informazione può consentire una piena conoscenza di ciò che sta avvenendo.
Proprio l’occasione di questi interventi presidenziali offre agli osservatori motivo per riflettere quanto siano fallaci e distorsive le menzogne e fake news che vengono da quanti senza alcun fondamento negano che l’introduzione del premierato comporti un taglio dei poteri presidenziali, quando addirittura l’iter parlamentare di quella legge costituzionale si è aperto significativamente con la cancellazione del potere quirinalizio di nomina dei senatori a vita.
È importante sottolineare che queste circostanze e vicende vengono a collocarsi nel contesto più ampio della considerazione europea dei temi dell’informazione, ma anche di quelli della democrazia e partecipazione. Il richiamo all’Unione europea – da cui in questi giorni vengono osservazioni preoccupate sulla politica costituzionale nostrana - è una costante della politica istituzionale del Quirinale nel senso che, ad integrazione ed aldilà di quanto previsto in Costituzione, l’Italia – come gli altri Stati membri – trova nell’appartenenza all’Unione un ulteriore fattore di garanzia dei valori del costituzionalismo.
In questa prospettiva il Presidente ha un atteggiamento antitetico rispetto a chi nella maggioranza chiede più Italia e meno Europa.
Ed anzi da una piena accettazione di quei valori egli ricava ulteriori stimoli per l’esercizio del suo potere di moral suasion quando avverte (chiedendosi se sarà inteso come un monito, un’esortazione, un suggerimento o un invito) il Parlamento della necessità di provvedere subito – dopo un ritardo di mesi - alla elezione del giudice costituzionale di spettanza parlamentare in sostituzione di quello scaduto, e sostiene questa affermazione argomentando, con implicita polemica nei confronti della Presidente del Consiglio che pretende di avere il diritto “di dare le carte” in materia, che il nuovo giudice va scelto non per l’appartenenza ad un gruppo di persone da eleggere ma per le sue qualità e doti personali che le Camere sono tenute a valutare autonomamente. —
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