I numeri della vergogna sulle carceri

La politica non si occupa di carcere perché non porta voti ma le condizioni dei nostri istituti di pena meriterebbero la massima attenzione della pubblica opinione e delle istituzioni
David Allegranti
La rivolta nel carcere di Trieste (Lasorte)
La rivolta nel carcere di Trieste (Lasorte)

La politica tipicamente non si occupa di carcere, perché non porta voti e semmai li fa perdere. Eppure le condizioni dei nostri istituti di pena meriterebbero la massima attenzione della pubblica opinione e delle istituzioni.

Le carceri italiane sono fatiscenti e sovraffollate. Al 30 giugno 2024 erano presenti 61.480 persone su 51.234 posti ufficialmente disponibili (ma in realtà, denunciano le organizzazioni che si occupano di diritti dei detenuti, molti posti non sono agibili e quindi il sovraffollamento è più alto). L’Italia si sta dunque pericolosamente avvicinando ai numeri che nel gennaio 2013 la portarono alla condanna della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per trattamento inumano e degradante: 66.585 detenuti alla data del 13 aprile 2012 (tasso di sovraffollamento del 148 per cento).

La soluzione – si fa per dire – che il governo vuole perseguire è quella di aumentare il numero dei posti in carcere. Come mettere un secchiello più grande sotto un tubo che perde anziché occuparsi della perdita d’acqua: finirà per riempirsi anche quello. Negli ultimi 12 mesi le presenze sono cresciute di 3. 955 unità; in media, fino a maggio, oltre 300 al mese, ha calcolato Antigone nel suo ultimo rapporto: “Il tasso di affollamento è del 130, 4 per cento (al netto dei posti conteggiati dal ministero della Giustizia ma non realmente disponibili). In 56 istituti penitenziari, oltre un quarto di quelli presenti in Italia, il tasso di affollamento è superiore al 150 per cento con punte di oltre il 200% negli istituti di Milano San Vittore maschile e Brescia Canton Mombello”.

Ma il sovraffollamento adesso riguarda, per la prima volta da anni, anche gli Istituti Penali per Minorenni. Sono stati 586 gli ingressi nei 17 IPM nei primi mesi del 2024 (fino al 15 giugno). Nel corso del 2023 erano stati 1. 142, il numero più alto degli ultimi anni. A metà giugno 2024 erano 555 – per 514 posti ufficiali – i giovani ristretti, di cui 25 ragazze, e, avverte Antigone, “le presenze sarebbero ancora maggiori se non fosse per la pratica, resa più facile dal Decreto Caivano, di trasferire nelle carceri per adulti chi ha compiuto la maggiore età pur avendo commesso il reato da minorenne, interrompendo così la relazione educativa”.

Ci sono poi i suicidi, già 59 dall’inizio dell’anno. La cifra record di 84 del 2022 rischia di essere facilmente superata. Solo nel mese di luglio ce ne sono stati 10 e agosto è alle porte. Già in condizioni ordinarie le carceri italiane sono un posto orribile, salvo qualche eccezione (come Gorgona). Figuriamoci con il caldo. Il presidente della Repubblica già il 18 marzo scorso aveva invocato “interventi urgenti” sui suicidi in carcere.

Pochi giorni fa è tornato a parlare del carcere con densa compostezza: “Vi è un tema che sempre più richiede vera attenzione: quello della situazione nelle carceri. Basta ricordare le decine di suicidi, in poco più dei sei mesi, quest’anno. Condivido con voi una lettera che ho ricevuto da alcuni detenuti di un carcere di Brescia: la descrizione è straziante. Condizioni angosciose agli occhi di chiunque abbia sensibilità e coscienza. Indecorose per un Paese civile, qual è, e deve essere, l’Italia. Il carcere non può essere il luogo in cui si perde ogni speranza, non va trasformato in palestra criminale”. O nell’università del crimine, come diceva Tocqueville. —

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