Il commento di Allegranti: “Terzo mandato, la mossa dei democratici per spiazzare il centrodestra”

La pressione dei sindaci del Pd - da Antonio Decaro a Matteo Ricci, da Dario Nardella a Matteo Biffoni - ha sortito qualche effetto su Elly Schlein, che ieri alla direzione nazionale del Pd ha aperto sul terzo mandato. Tema trasversale, caro non solo alla Lega.
«Anche al nostro interno convivono sensibilità diverse, ma noi siamo abituati a discutere, a confrontarci tra di noi», ha detto la segretaria Pd, annunciando un gruppo di lavoro che permetta ai parlamentari di arrivare preparati; questo giovedì, infatti, in commissione Affari costituzionali del Senato, potrebbe essere votato l’emendamento presentato dalla Lega al decreto legge Elezioni per introdurre il terzo mandato per i presidenti di Regione.
Il condizionale è d’obbligo: la maggioranza sta lavorando per evitare che la spaccatura venga certificata da un voto, quindi l’emendamento potrebbe anche venir fatto sparire. Il Pd, comunque, avrebbe l’occasione di mettere in difficoltà la maggioranza, che è spaccata; la Lega è favorevole ad abolire il limite dei mandati, Fratelli d’Italia e Forza Italia no.
Dal punto di vista tattico, un cambio di linea sarebbe prezioso per i dem, che potrebbero incrinare la già instabile armonia del governo del destra-centro. Certo, c’è chi dovrebbe fornire qualche spiegazione per il dietrofront. A partire dagli esponenti veneti del Partito democratico, che finora si sono scagliati contro l’emendamento ribattezzato “salva-Zaia”, che permetterebbe al presidente della Regione Veneto di ripresentarsi (per quello che sarebbe di fatto il suo quarto mandato).
Sarebbe tuttavia ingeneroso dire che tutta la discussione ruota attorno a Luca Zaia. Anche il Friuli Venezia Giulia segue con interesse il dibattito e le trattative, come dimostrano le sortite del presidente della Regione Massimiliano Fedriga, per il quale è sbagliato che «chi ha il mandato diretto del popolo abbia delle limitazioni rispetto al numero di mandati». Il Friuli Venezia Giulia, peraltro, potrebbe persino muoversi in autonomia, ha detto lo stesso Fedriga nei giorni scorsi: «Abbiamo potestà legislativa da questo punto di vista, ed esattamente come successo in passato, la maggioranza che determina il Consiglio regionale decide in modo unito».
È possibile però che la discussione venga congelata almeno per qualche mese; magari, appunto, con il ritiro dell’emendamento. «Penso che si possa parlare con molta più tranquillità dopo le elezioni europee», ha detto ieri non a caso Fedriga. Il presidente è però «ottimista», perché «una scelta che faccia esprimere i cittadini è sempre una scelta che guarda a un processo democratico più forte e non più debole».
Vanno però convinti gli alleati, come Fratelli d’Italia, che probabilmente qualche ambizione sul Veneto la coltivano. Senza la ri-ricandidatura di Zaia, il partito di Giorgia Meloni potrebbe ambire a indicare un suo candidato. «L’alternanza potrebbe essere possibile. Nessuno è eterno, neanche Zaia», ha sottolineato giorni fa il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, lasciando intendere, insomma, che sarebbe possibile - addirittura! - un’alternanza fra Lega e Fratelli d’Italia.
Riproduzione riservata © Il Piccolo








