L’incertezza frena la crescita in Europa

Paolo Gentiloni, commissario Ue per l’Economia, è prudente sul futuro economico di Eurozona e Unione europea. Anzi la Commissione ha rivisto al ribasso le stime sulla crescita di entrambe. Quanto all’Italia, è nel convoglio Ume/Ue e sta nei valori medi di crescita. A onore del vero, il Belpaese è accreditato con un +0,7% che lo pone un po’ sotto media. Migliore per la Penisola, secondo Gentiloni, è l’andamento dell’inflazione che scende più rapidamente rispetto ai partner. È un bene per il carrello della spesa; nel senso che i prezzi sì corrono meno, ma i loro “blocchi di partenza” sono i livelli già raggiunti. Con una nota amara: l’inflazione frena per il rallentamento dell’economia, rendendo più difficile il ricarico sui prezzi.
Eventi militari esterni
Tutto vero, ma in maniera parziale. Nel senso che l’Europa, più che d’inflazione da domanda/crescita economica (come in Usa) ha pagato per shock d’offerta di materie prime a causa di eventi militari esterni. Ciò posto, il pessimismo sulla crescita va temperato con il fatto che si tratta di stime talvolta entro i margini dell’errore statistico. D’altra parte le prospettive di Ume e Ue potrebbero migliorare già nel 2024 per poi consolidarsi nel 2025. La prudenza è d’obbligo. L’orizzonte geopolitico rimane tempestoso. Per il commissario Gentiloni “l’incertezza rimane eccezionalmente elevata” . A partire dalla geopolitica. Lo dimostrano i possibili esiti inflattivi di un blocco bellico nel Mar Rosso, in risposta a cui c’è la missione navale a guida italiana Aspides (Scudo).
La previsione d’inverno
Il rallentamento dell’economia europea è rilevato dalla Previsione d’inverno della Commissione europea. Che traccia una sua possibile origine: la gelata dell’economia tedesca. La cui crescita rispetto alla Previsione d’autunno regredisce da un +0,8% al +0,3%. Lo scivolone di Berlino è ancora peggiore rispetto al +1,6% annunciato dal governo della Germania. Paese che ha difficoltà “esistenziali” sul proprio sviluppo. Sono effetto di due shock: uno relativo al suo raccordo energetico con la Federazione Russa e l’altro in relazione al mercato cinese. L’inconveniente per noi sta nell’interrelazione tra economia germanica e italiana. Il motivo è che, perdurando la crisi tedesca, essa peserà ancora di più sull’Italia; in particolare nel Nord Est. Per questo le aspettative di ripresa, che ci sono, paiono fragili.
Anche per il fatto che, salvo scossoni geopolitici, dovrebbe tornare il Patto di stabilità che per molti Paesi, Italia compresa, significa politiche di bilancio prudenti. D’altronde il debito pubblico è un onere che permane, soffocando le aspettative di crescita. Cui aggiungere una politica monetaria ancora severa in attesa di quanto farà la Federal reserve. Aspettando Washington, i mercati finanziari, nonostante i timori di recessione, paiono calmi invece che in panico. Li sostiene la convinzione che i tassi siano destinati a calare. Quindi paiono al momento piuttosto solidi.
L’Italia
Riguardo all’Italia, il quesito è se le ipotesi di minor crescita creeranno problemi ai conti pubblici con la necessità di una manovra correttiva di finanza pubblica. Anche fosse, ci sono le elezioni europee. Meglio rimandare e vedere che aria tirerà nella nuova Commissione. È la legge, forse perversa, del consenso.
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