
Mattarella a Pordenone: «La cultura dei diritti contro forme di democrazia illiberale»
L’intervento del Capo dello Stato alla cerimonia di chiusura della di pordenonelegge. Il pensiero ai lavoratori Electrolux: «Impegnati nella difesa della loro identità»
«Il contributo recato con la Dissensio Arena di Pordenone – in un momento in cui emerge a livello globale la tentazione di democrazia illiberale, come se possa essere separata dalla libertà – hanno il merito di riproporre, anche con la testimonianza severa di donne e uomini che hanno pagato di persona, il valore dell’opera di quanti, intellettuali, artisti, dissidenti rispetto a ordinamenti che ignorano i diritti umani, concorrono con la loro libertà di pensiero e di azione, al progresso dell’umanità».
È un monito ai venti illiberali, in u’Italia dei diritti, quello che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella – premiato in chiusura di Pordenonelegge, festa del libro e della libertà con l’onorificenza di Ambassador of freedom – ha voluto tratteggiare nel suo intervento. Un’Italia in cui cui cultura e diritti si fondono.
E il Friuli Venezia Giulia ha un posto a tavola in questo Paese, anche grazie a Pordenonelegge che «richiama la libertà di espressione, di manifestazione del pensiero, il valore del dissenso, ancor più prezioso dove viene negato».

All’interno del teatro, prima il silenzio carico di aspettativa, la tensione dovuta all’ora e mezza di attesa. Poi un applauso composto, ma lunghissimo e avvolgente, ha accolto con orgoglio il capo dello Stato.
La Repubblica ha compiuto 80 anni e per il presidente «Abbiamo il diritto di essere orgogliosi della strada percorsa. A far progredire l’Italia, è stata la scheda elettorale l’arma disarmata del confronto legittimo, dopo la dittatura e la sua guerra. Sono il dialogo fra le culture, il confronto delle idee, i motori della storia. E nel solco della nostra storia di questi ottanta anni si inserisce questa iniziativa, “Festa del libro e della libertà”».
Per Mattarella «Cultura e libertà non si fermano ai confini». In questo contesto anche Pordenone, città cerniera più che di confine, è pronta a un nuovo palcoscenico: «Il prossimo anno vedrà Pordenone impegnata nella valorizzazione del suo essere stata proclamata Capitale italiana della cultura, proprio sulla base dell’esperienza costruita in questi decenni. Saranno trascorsi cinquant’anni dalla Biennale che Venezia, allora, volle dedicare al dissenso culturale. Con questa edizione, Pordenonelegge richiama la libertà di espressione, di manifestazione del pensiero, il valore del dissenso, ancor più prezioso dove viene negato».
Ha citato gli articoli 21 e 10 della Costituzione, Mattarella, Manzoni e Bobbio e scandito: «L’unanimismo si addice all’autocrazia e alle dittature ed è sinonimo di immobilismo. È il pluralismo delle opinioni che nelle democrazie impedisce al potere, anche a quello digitale, di fossilizzarsi in una verità che pretende di imporre. Il diritto a esprimere opinioni è argine all’arbitrio; è motore di rinnovamento».
Alla Biennale di Venezia il capo dello Stato è tornato per rimarcare: «Ci può aiutare la riflessione indotta dalla Biennale del Dissenso di Venezia che ho poc’anzi richiamato. Da dove veniva lo sforzo di restituire libertà e piena agibilità democratica anche ai Paesi egemonizzati dall’Unione Sovietica dietro quella che Winston Churchill ebbe a definire la “cortina di ferro”? ».
Non è sembrato un caso che Mattarella abbia citato «i casi de “Il Dr. Zivago” di Pasternak, pubblicato in Italia in prima edizione mondiale; “Una giornata di Ivan Denissovic” di Solženicyn, sulla vita in un gulag, uscito in Russia su una rivista letteraria e subito sequestrato. Entrambi gli autori, proclamati premi Nobel per la letteratura, furono perseguitati dal regime della Russia sovietica». E poi l’Argentina con i desaparecidos, il Cile e Sepulveda «perseguitato e imprigionato, esiliato dalla dittatura di Pinochet».
I diritti sono anche quelli delle donne, che nel mondo restano perseguitate: dall’Afghanistan all’Iran. Come Masha Amini, come le donne di Herat. «Tutte ci indicano come la battaglia dei diritti sia lungi dall’essere conclusa o che ne sia possibile, se non, da taluni, addirittura auspicato, un arretramento. Va sempre rammentato, comunque, che il germe della libertà di pensiero, di vita, il valore delle persone, in altri termini, continua a persistere persino nei cicli più bui della storia» è stato il monito.
Non da ultimo il diritto al lavoro che ha portato Mattarella ha rivolgere un pensiero affettuoso alle maestranze Electrolux.
Pordenonelegge rilancia il messaggio del Capo dello Stato, «Da una terra, il Friuli-Venezia Giulia ricca di scrittori che hanno animato il dibattito delle idee, da Ippolito Nievo a Pier Paolo Pasolini, di poeti come David Maria Turoldo che ne hanno interpretato l’anima più intima, di cantori della civiltà contadina come Carlo Sgorlon, esce un messaggio possente: la cultura dell’identità di un territorio – dei territori di questa manifestazione, da Azzano Decimo a Spilimbergo – è tutt’altro che in contrasto con l’apertura alle altre culture. Gorizia-Nova Gorica ne sono state protagoniste, l’anno passato, come la prima capitale europea della cultura trasfrontaliera».
E da Pordenone la cultura, ha rilanciato il presidente citando le parole usate anche dal sindaco Alessandro Basso, dovrà nuovamente mostrarsi come «infrastruttura civile».
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