Addio Pietro Calogero, cordoglio unanime per il magistrato simbolo di legalità e libertà intellettuale
Istituzioni, magistrati e amministratori ne ricordano il rigore e il coraggio al servizio dello Stato negli anni di piombo

Il mondo della politica e della giustizia ricorda il procuratore Pietro Calogero, morto all’età di 86 anni la sera del 6 aprile, a Padova. Il magistrato, 47 anni fa, il 7 aprile del 1979, legò il suo nome alla grande operazione giudiziaria che portò all’arresto dei leader di Autonomia Operaia: Toni Negri, Oreste Scalzone ed Emilio Vesce.
I funerali di Calogero si celebreranno nella Chiesa di San Fidenzio di Sarmeola di Rubano, venerdì 10 aprile alle ore 15.30.
Il presidente del Veneto, Alberto Stefani
«Nei giorni scuri degli anni di piombo», lo ricorda il presidente del Veneto Alberto Stefani, «le cronache ci raccontano che Pietro Calogero è stato un simbolo di legalità. Ha rappresentato il modello dell'uomo delle Istituzioni che ha portato avanti il suo impegno inquirente con scrupolo e motivazione e, soprattutto, incurante delle minacce che contro il suo nome venivano lasciate sui muri delle nostre città. Ora che ci ha lasciato, nella Padova che lo ha visto procuratore della Repubblica in quei tempi difficili, esprimo il cordoglio di tutta l'Amministrazione regionale e mio personale».
E aggiunge: «Il suo nome ha segnato un'epoca ma per tanti veneti che vedevano la loro terra incredibilmente fare notizia come crocevia di eversione e terrorismo ha rappresentato anche una speranza. In questo momento, esprimo la vicinanza ai familiari e mi unisco a quelli che lo ricordano con stima».
Il presidente del Consiglio regionale, Luca Zaia
«La scomparsa di Pietro Calogero», dichiara il presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia, «richiama alla memoria una stagione durissima della vita italiana, nella quale servire lo Stato significava esporsi ogni giorno in prima persona, in un contesto segnato da terrorismo, violenza politica e tensioni profondissime. In quegli anni fare il magistrato non era soltanto esercitare una funzione fondamentale, ma rappresentava un atto quotidiano di democrazia, responsabilità e personale coraggio.Ho avuto modo di conoscerlo personalmente durante il mio mandato da presidente della Regione del Veneto, apprezzandone il rigore istituzionale e il forte senso dello Stato. Alla sua famiglia rivolgo il mio cordoglio personale e quello dell'intero Consiglio regionale del Veneto».
Il vicepresidente del Csm, Fabio Pinelli
«Un grande uomo e un amico capace di raccontarmi come pochi le drammatiche vicende degli anni Settanta, prima ancora che un grande magistrato», così Fabio Pinelli, vicepresidente del Csm, ricorda Pietro Calogero. Quello che si ricorda come il “Teorema Calogero”, sottolinea ancora l’avvocato Pinelli riferendosi al fine giurista che lavorò a lungo come procuratore in Veneto e che fu anche membro del Csm, consentì di capire, al di là degli esiti dei processi, come dietro il movimento terroristico e dietro la lotta armata vi fossero anche intellettuali e docenti universitari. «Con lui», conclude Pinelli, che ha avuto modo di conoscerlo in particolare quando Calogero guidava la Procura di Padova e che l’ha poi incontrato in diverse occasioni, «se ne va un uomo che contribuì fra l’altro a far uscire il nostro Paese dall’incubo degli anni di piombo. Se ne va un simbolo di rettitudine e di libertà intellettuale. Un grande servitore dello Stato. E per me anche un amico prezioso, un testimone arguto e attento».
Il sindaco di Padova, Sergio Giordani
«Pietro Calogero», ricorda il sindaco di Padova, Sergio Giordani, «è stato senza dubbio un magistrato che, suo malgrado, è diventato un simbolo di quel periodo della nostra storia ricordato oggi come gli anni di piombo. La nostra città allora era al centro delle tensioni politiche ed ideologiche che scuotevano soprattutto il mondo giovanile e, in questo contesto, l’azione di Pietro Calogero lasciò un segno profondo. Bisogna ricordare che quelli erano gli anni degli omicidi politici, della violenza come pratica politica e che Calogero difese con convinzione e tenacia le Istituzioni in una situazione molto complessa e difficile anche esponendosi a gravi rischi. Di questo dobbiamo essergli grati. Esprimo alla famiglia il mio cordoglio, a nome mio e di tutta l’Amministrazione».
L’ex pm antiterrorismo in Veneto, Carlo Mastelloni
Pietro Calogero «lascia un grande vuoto nella memoria della storia della magistratura. Aveva una capacità di analisi eccezionale e che non è stata capita, bollata come produttrice solo di “teoremi”», dichiara Carlo Mastelloni, ex procuratore della Repubblica di Trieste e pm antiterrorismo in Veneto, «Intuì la funzione dell'Hyperion come centrale internazionale eversiva, ma le indagini non trovarono un solido supporto - come oggi succede con l'inchiesta Regeni - in quelle espletate dalla Polizia francese, e l'inchiesta finì per arenarsi sul nascere, tradita da una fuga di notizie».
L’ex ex deputato Pci, Severino Galante
Così lo ricorda Severino Galante, ex deputato Pci, «E' stato uno di quei giovani magistrati che tra la fine degli anni 60 e l'inizio degli anni 80 del Novecento hanno dedicato con assoluta dedizione la propria esistenza professionale e umana alla tutela della Repubblica democratica e antifascista, indagando e contrastando i terrorismi che l'aggredivano dall'esterno e dall'interno. Rimpiango l'uomo e il magistrato con cui ho collaborato, e che mi ha onorato della sua amicizia».
L’ex consigliere della Corte d’Appello di Venezia, Carlo Citterio
Carlo Citterio, già consigliere della corte d'appello di Venezia, consigliere della sesta e settima sezione penale della Cassazione: « In questi tempi di referendum e di discussioni su correnti e correntismo, mi torna in mente un episodio. Piero era stato al CSM come componente eletto nella lista del Movimento per la giustizia, gruppo sorto dopo la vicenda della mancata nomina di Giovanni Falcone a Dirigente dell'Ufficio gip di Palermo. In una riunione presso il tribunale di Padova in vista di elezioni Csm, si parlava di poter sostenere una candidatura di un collega non iscritto al gruppo. Subito Piero, allora procuratore a Padova, "chiuse" di fatto la discussione con "che problema c'è, basta che sia un collega che condivide realmente i nostri valori e sia stimato dai colleghi". Un approccio autorevole e netto, di coerenza tra alate parole e fatti, al di fuori da ogni logica di carrierismo organizzato, nel quale immediatamente mi ritrovai. E la conferma che la differenza la fanno gli uomini, non le strutture. Ogni volta».
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