È morto Fabrizio Plessi, l’artista che portò il digitale alla Biennale di Venezia

È morto a 86 anni Fabrizio Plessi, tra i protagonisti dell’arte contemporanea italiana. Il suo legame con Venezia e la Biennale ha segnato la storia della videoarte

Morto Fabrizio Plessi, addio al maestro della videoarte che reinventò Venezia
Morto Fabrizio Plessi, addio al maestro della videoarte che reinventò Venezia

È morto a 86 anni Fabrizio Plessi, tra i protagonisti dell’arte contemporanea italiana e internazionale. Originario di Reggio Emilia, Plessi aveva costruito la propria ricerca artistica attorno al rapporto tra tecnologia, acqua, fuoco e immagini in movimento, diventando uno dei principali interpreti della videoarte.

Il suo legame con Venezia è particolarmente significativo. Nel 1986 fu invitato alla Biennale con Bronx, opera con cui introdusse per la prima volta la televisione come materiale artistico all’interno della rassegna veneziana. Un passaggio che contribuì a segnare l'ingresso delle nuove tecnologie nel linguaggio dell'arte contemporanea.

L'albero di Natale digitale in Piazza San Marco a Venezia
L'albero di Natale digitale in Piazza San Marco a Venezia

Nel corso della sua lunga carriera Plessi ha esposto nei principali musei e manifestazioni internazionali, partecipando anche a Documenta a Kassel e realizzando importanti installazioni in Europa, Stati Uniti e Asia.

A Venezia il suo rapporto con la città è proseguito negli anni con numerosi progetti. Nel 2020, in particolare, realizzò Natale Digitale, un grande albero luminoso composto da moduli a Led installato in piazza San Marco. L'opera, alta circa 9 metri e mezzo, richiamava simbolicamente il rapporto tra terra, acqua e cielo e rendeva omaggio alla città e alla sua storia.

Tra le sue opere veneziane anche L'Età dell'Oro, installazione sulla facciata dell'Ala Napoleonica del Museo Correr, e diversi interventi che hanno unito architettura, immagini digitali e memoria della città. Con la scomparsa di Plessi, l'arte italiana perde una figura che ha contribuito a trasformare la tecnologia in un vero e proprio materiale espressivo.

Il cordoglio

"Perdo un amico e Venezia perde un pioniere, un visionario che ha sempre avuto il coraggio di seguire un linguaggio personale, senza cercare il facile applauso - dichiara il sindaco Simone Venturini - Le sue opere portavano sempre luce: una luce fisica e insieme un'idea di energia, futuro e rinascita. Fabrizio ha saputo guardare Venezia senza nostalgia, mettendo in dialogo la sua storia con il contemporaneo, tanto da presentare la nostra città come 'la grammatica del suo lavoro artistico'. Le mie più sentite condoglianze, a nome anche dell'Amministrazione comunale, ai familiari di Fabrizio e a tutti coloro che hanno incrociato il loro cammino con la sua persona e la sua poetica. Lavoreremo affinché il suo messaggio continui a riverberarsi nelle opere e nelle iniziative di tanti altri artisti che produrranno arte seguendo il suo esempio".

L’ex sindaco Luigi Brugnaro: “Fabrizio aveva con Venezia un legame unico, profondo, quasi indissolubile. Ricordo con particolare emozione quando, nel 2020, realizzammo insieme “L’Età dell’Oro”: le sue straordinarie cascate d’oro illuminarono le finestre del Museo Correr e Piazza San Marco in uno dei momenti più difficili per la nostra città. Un’immagine potente di bellezza, luce e speranza che resterà per sempre nella memoria di Venezia”.

“Fabrizio ha saputo interpretare come pochi l’acqua, la luce, il movimento e l’anima della nostra città, portando Venezia nel mondo attraverso il suo linguaggio artistico inconfondibile”.

 

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