Bimbo ucciso dalla mamma a Muggia, il ministero chiede risposte

Roma vuole fare luce sulle visite libere concesse alla madre omicida. La donna attualmente si trova ricoverata in ospedale: il gip ha disposto, non appena possibile, la custodia cautelare in carcere e una perizia medico psichiatrica

Maria Elena Pattaro
A sinistra Olena Stasiuk, a destra il figlio Giovanni
A sinistra Olena Stasiuk, a destra il figlio Giovanni

Il ministero della Giustizia accende i fari sull’operato del Tribunale di Trieste in merito al caso di Giovanni Trame, il bimbo di 9 anni ucciso dalla mamma con un fendente alla gola. Olena Stasiuk, arrestata per omicidio volontario aggravato del figlio («Sì, l’ho colpito» ha confessato agli inquirenti), è attualmente ricoverata in ospedale per gli scompensi psichici, piantonata dalle forze dell’ordine.

Il gip ne ha convalidato il fermo, scattato mercoledì, la sera stessa del delitto, e ha disposto la custodia cautelare in carcere. Con tanto di perizia medico-psichiatrica per verificare se le sue condizioni sono compatibili con il regime carcerario. Sono le principali novità sul caso che ha annichilito la comunità di Muggia e l’intera regione, mentre la Procura della Repubblica prosegue con le indagini. Ma andiamo con ordine.

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Il faro del ministero

Il ministro Carlo Nordio ha chiesto lumi su come si è arrivati alla decisione di accordare alla 55enne una visita settimanale non sorvegliata al figlioletto, in aggiunta a quelle svolte alla presenza di educatori e assistenti sociali. La relazione del Tribunale triestino, stando a quanto trapela, sarebbe già sul tavolo del ministro. Quella giunta da Roma è una richiesta conoscitiva, come da prassi nei casi in cui il Guardasigilli intenda approfondire l’operato della magistratura, a maggior ragione di fronte a gravi fatti di cronaca.

Come quello che ha sconvolto Muggia. Il Palazzo di giustizia ha risposto alla richiesta, spiegando i termini del contenzioso civile tra gli ex coniugi relativo all’affidamento del figlio e l’iter che ha portato alla decisione di concedere alla mamma una visita libera a settimana.

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A sinistra il livido sul collo del figlio nell'aggressione di giugno del 2023, a destra Olena Stasiuk

Il provvedimento è stato emesso a maggio dal giudice civile Filomena Piccirillo alla luce della consulenza tecnica della psicologa Erika Jakovcic e «recependo l’accordo raggiunto dalle parti», come si legge nelle carte giudiziarie.

Papà Paolo Trame, negli otto anni di braccio di ferro con la ex moglie, si era più volte opposto alla possibilità di lasciarla da sola con il figlioletto perché la riteneva pericolosa, alla luce degli squilibri psichici della 55enne e di alcuni (a suo dire gravi) episodi pregressi. La diffidenza del genitore non era venuta meno, nonostante «l’accordo», stando a quanto riferisce l’avvocata Gigliola Bridda, all’epoca sua legale.

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Oltre al Tribunale, il caso ha visto scendere in campo, ognuno per la propria competenza, i Servizi Sociali del Comune di Muggia e il Centro di Salute mentale di Domio, che seguiva la donna. Non solo: la battaglia legale iniziata nel 2017 aveva avuto anche dei risvolti penali, con una serie di denunce incrociate da parte dei genitori, che si erano accusati a vicenda di maltrattamenti e abusi sessuali sul figlio: tutti i procedimenti erano stati poi archiviati. Ora non è escluso che da Roma possano arrivare altre richieste di informazioni e chiarimenti.

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Le indagini della Procura

Intanto le indagini proseguono per fare piena luce sul brutale delitto. «La Procura sta facendo tutto il necessario per ricostruire la dinamica dell’omicidio, i motivi che lo hanno fatto scattare e il contesto in cui è maturato – spiega la procuratrice Patrizia Castaldini –. È una tragedia che ha scosso l’intera comunità e ha colpito anche noi operatori di giustizia». Il fascicolo è nelle mani del sostituto procuratore Alessandro Perogio.

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Giovanni Trame con, al polso, lo smartwatch ricevuto in regalo

Nelle prossime ore verrà disposta l’autopsia sul corpicino del bimbo, tassello fondamentale per cristallizzare la dinamica del delitto. Sotto la lente anche il contesto in cui è maturata l’azione omicida, ovvero il contenzioso legale tra i genitori e la presa in carico della donna da parte degli enti. La Procura sta acquisendo tutti gli atti del procedimento civile e la documentazione socio-sanitaria della 55enne, con l’obiettivo di inquadrare appieno la vicenda. Il focus è ovviamente l’omicidio. Dal secondo piano del Palazzo di giustizia lasciano intendere che è prematuro parlare di eventuali profili di responsabilità in capo agli enti. L’invito, insomma, è alla cautela.

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L’udienza di convalida

Venerdì mattina, intanto, si è svolta l’udienza di convalida, a cui Stasiuk non ha partecipato perché ricoverata all’ospedale. «Sì, l’ho colpito» ha ammesso quella notte davanti agli inquirenti. Sui motivi che l’hanno spinta a un gesto così efferato avrebbe addotto spiegazioni farneticanti, alludendo ai dissidi familiari. Custodia cautelare in carcere e una perizia medico-psichiatrica per valutare la compatibilità della donna con il regime carcerario: così ha deciso il gip Francesco Antoni, che ha convalidato il fermo. Stasiuk è accusata di omicidio volontario, aggravato dal legame di parentela con la vittima. Un’accusa da ergastolo. Sempre che la donna sia in grado di partecipare al procedimento a suo carico.

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È l’aspetto che il suo difensore Chiara Valente intende appurare. «Servirà una perizia medico-psichiatrica sulla sua capacità di partecipare al procedimento», affermava l’avvocata, al termine dell’udienza. Il giudice ha disposto l’accertamento. Rinviato, invece, l’interrogatorio di garanzia: si farà quando le condizioni di salute dell’indagata lo permetteranno.

«Su questo punto preferisco mantenere il riserbo», ha concluso Valente, rimarcando lo stato di shock e scompenso psichico in cui versa la sua assistita. —

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