Omicidio di San Stino, emerge una lite fra nipote e zia la sera prima:«Chiara era preoccupata»
I due avrebbero discusso per alcuni monili in oro e per l’utilizzo di attrezzi appartenuti al nonno. In paese si rafforza l’ipotesi di tensioni familiari cresciute dopo il trasferimento degli anziani genitori della donna nelle case di riposo

Il giovane di 17 anni e la zia Chiara Guerra pare avessero litigato la sera prima del delitto per alcuni monili in oro e per la richiesta del nipote di poter prendere alcuni attrezzi del nonno Angelo (il padre Chiara e di suo papà Roberto), riposti in un’officina ricavata all’interno della proprietà di via Fratelli Cervi a San Stino di Livenza.
La lite
I particolari sono emersi mercoledì 17 giugno rincorrendosi con la ridda di voci che in paese continuano a girare. Una lite per futili motivi, sembrerebbe, ma che forse delinea le tensioni fra lui e la zia poi sfociate nell’omicidio
Già alcuni vicini, che abitano in via don Milani, domenica 14 giugno mattina, subito dopo la scoperta dell’omicidio, avevano raccontato che negli ultimi tempi le tensioni in quella casa erano continue, ma probabilmente nessuno ci aveva fatto caso
Chiara Guerra era una persona molto seria e riservata, tutti la descrivono come una donna che non dava troppa confidenza. I vicini aggiungono che considerava i nipoti quasi come figli, voleva loro bene anche se con il diciassettenne ma i rapporti si erano raffreddati.
Le tensioni dopo il ricovero dei nonni i casa di riposo
Comunque sia a San Stino quasi tutti credono che il movente vada trovato in famiglia, nelle tensioni fra congiunti, acuite dopo che i nonni si erano trasferiti in casa di riposo: Più di qualcuno in paese, infatti, è convinto che coi nonni in casa probabilmente le tensioni si sarebbe stemperate.
«A un certo punto Chiara aveva più confidenza con me che non con i parenti» dice una vicina di casa. «Un po’ la cosa mi ha sempre sorpreso. Conoscendo Chiara mi ero detta che probabilmente c’era stato qualcosa. Lei voleva rendere più carino il suo giardino e mi chiedeva spesso consigli per l’acquisizione di alcune siepi».
E ai vicini non sono passate inosservate le ultime fasi della vita di Chiara. «Un giorno si è avvicinata e mi ha detto che era preoccupata di restare da sola in quella grande casa. Quando il padre è stato trasferito in casa di riposo a San Stino lei abitava in solitudine con la madre. Poi anche lei, la professoressa Rosanna, friulana di Latisana, era andata a abitare in una casa di riposo, ma a Ceggia».
La vicina non sa se Chiara fosse l’amministratrice di sostegno dei genitori. Ma sa che gestiva parte del patrimonio di famiglia. A tal proposito, sicuramente Chiara Guerra aveva incontrato il suo avvocato di fiducia qualche tempo dopo il trasferimento dei genitori nelle rispettive case di riposo. E voleva impostare una strategia per gestire il suo patrimonio. —
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