La nuova vita di Andrea, dall’oro nel basket al rene ricevuto: «Donate, il mio sì ha salvato anche i miei figli»

Il campione dei World Transplant Games racconta la sua battaglia: dalla dialisi notturna al trapianto. L'appello: «Decidete in anagrafe, non lasciate l'onere ai familiari».

Laura Blasich
Il campione dei World Transplant Games Andrea Somenzi
Il campione dei World Transplant Games Andrea Somenzi

«Ogni espressione di volontà è importante: più ce ne sono, più possono esserci potenziali donatori». Andrea Somenzi deve proprio «alla scelta compiuta da una persona in tempi non sospetti», come spiega, la possibilità di ricevere il rene di cui era in attesa, di far crescere la sua famiglia, con cui vive a Pordenone, e di riprendere pure a giocare a basket.

Tanto da conquistare l’oro nel basket 3x3 ai World Transplant Games lo scorso anno in Germania con la nazionale italiana: «Un’emozione profonda, perché all’ultimo canestro ho rivisto il percorso fatto».

«Il ruolo degli operatori dell’anagrafe è quindi importante – rileva – e non a caso come Aido e Aned chiediamo da anni che siano formati in modo adeguato. Sono il primo punto di contatto».

L’espressione del consenso alla donazione di organi e tessuti tramite Cie (Carta di identità elettronica) si inserisce infatti nel percorso di rilascio o rinnovo del documento nell’ufficio anagrafe del proprio Comune.

La scelta è registrata nel Sistema informativo trapianti (Sit), rendendo la volontà consultabile in tempo reale. «E questo agevola i medici e i famigliari che verrebbero chiamati a decidere nel momento più sbagliato possibile e per questo quello della scelta è un onere che dobbiamo prenderci noi», aggiunge Andrea Somenzi, la cui vita è cambiata una prima volta nel marzo del 2011, quando ha iniziato a soffrire di crampi. «Lavoravo all’estero per l’azienda in cui ero impiegato e pensavo fosse lo stress», racconta Somenzi.

«Avevo 26 anni, facevo basket da venti, non avevo mai avuto problemi di salute e questo mi ha fregato», prosegue Andrea. «Ho avuto due giorni di febbre e poi sono rimasto senza fiato»: la situazione è precipitata all’improvviso e la visita al proprio medico di famiglia si è trasformata nell’ingresso al Pronto soccorso dell’ospedale di Pordenone e al successivo immediato ricovero nel reparto di terapia intensiva. «In Pronto soccorso mi dissero che in sostanza ero in scompenso cardiaco e che la priorità era quella di salvare il cuore», spiega Andrea.

Il problema, però, a monte era quello dei reni che «ormai non funzionavano più». Immediato quindi il ricorso alla dialisi. «Dopo due settimane, sono stato fuori pericolo grazie al lavoro eccezionale di medici e infermieri e mi è stato chiesto se volevo essere messo nella lista trapianti – ricorda Somenzi –. È stata dura: dal pensare di essere sano al ritrovarsi appunto in attesa di un rene».

Per quattro anni Andrea l’ha dovuto sostituire con la dialisi peritoneale (sei giorni su sette, dalle 19 alle 8), decidendo però di andare avanti con la sua vita. Si è sposato, con Claudia, ha messo su casa, ha continuato a lavorare e a uscire con gli amici, «sempre capaci di organizzare qualcosa per stare assieme». Durante l’attesa del rene Andrea spiega di aver «fatto pace con il concetto di destino» che l’essere un ricevente comporta.

Poi alla fine del 2014 è arrivata la chiamata dell’ospedale di Treviso, scelto assieme a quello di Udine per la vicinanza. La vita di Andrea è cambiata una seconda volta. «Ne ho riacquistata una nuova», dice Somenzi, che nel 2016 è diventato papà di Vittoria («non poteva che chiamarsi così»), e nel 2021 di Edoardo. «Non dimentico mai che né io né i miei figli saremmo qui se un donatore o donatrice non avesse detto sì alla donazione – sottolinea –. Ho una gratitudine infinita verso chi ha donato, salvando me e fino ad altre sei persone, perché questo fa un donatore ed è quanto dico sempre ai ragazzi, di solito diciassettenni, che incontro con Aido e Aned e dalla cui sensibilità, attenzione e profondità rimango sempre molto colpito. Portare delle informazioni corrette ai giovani è importante, anche perché diffondono il loro pensiero in modo rapidissimo».

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