La strage di Capodanno, a Crans-Montana 47 vittime: si indaga per omicidio e lesioni

È un dramma che ha colpito anche l'Italia: 13 ragazzi sono finiti in ospedale, 5 con ustioni gravi, e altri 6 risultano dispersi. Ferita un’imprenditrice bellunese, Alessandra Galli De Min: è stata operata ed è fuori pericolo. Le parole dei sopravvissuti: «Nessuna via di fuga, solo un muro di fuoco, davanti a quella porta»

Strage di Capodanno a Crans-Montana, in Svizzera
Strage di Capodanno a Crans-Montana, in Svizzera

Una serata di festa che si è trasformata in un incubo: decine di vite di ventenni, almeno 47, che si erano riuniti per salutare il nuovo anno, sono state spezzate in un incendio che in un attimo ha divorato un affollato bar nella lussuosa località sciistica svizzera di Crans-Montana, provocando anche un centinaio di feriti, molti dei quali in gravi condizioni.

La procuratrice

La procuratrice generale del Canton Vallese conferma: l’incendio sarebbe partito da candele posizionate sulle bottiglie di champagne. È quanto emerso dalla conferenza stampa tenuta da Beatrice Pilloud, che ha spiegato come le fiamme abbiano raggiunto il soffitto in legno del locale, propagandosi con estrema rapidità.

«Tutto lascia pensare che il fuoco abbia avuto origine da alcune candele collocate sopra le bottiglie di champagne», ha dichiarato Pilloud, precisando però che «nessuna ipotesi viene esclusa» nell’ambito dell’inchiesta. La procuratrice ha sottolineato che l’incendio si è sviluppato in pochissimo tempo e che le indagini sono già in fase avanzata: sono stati acquisiti e analizzati filmati, ascoltate numerose persone e svolti sopralluoghi approfonditi nel luogo della tragedia.

L’inchiesta è stata aperta per incendio doloso colposo, omicidio e lesioni. «Accerteremo se vi siano responsabilità penali per quanto accaduto – ha concluso – e, qualora emergessero, verranno avviate tutte le procedure previste dalla legge nei confronti dei responsabili, se ancora in vita».

Il panico

Scene di panico e terrore descritte dai testimoni, che hanno raccontato la fuga precipitosa verso l'esterno dei ragazzi, costretti a farsi largo per guadagnare l'unica uscita, una scala angusta, oppure rompendo delle finestre, mentre molti dei loro amici sono rimasti intrappolati.

È un dramma che ha colpito anche l'Italia: 13 ragazzi sono finiti in ospedale, 5 con ustioni gravi, e altri 6 risultano dispersi.

Tra l'angoscia della famiglie, in contatto costante con la Farnesina, l'ambasciata e il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che si recherà personalmente sul posto. L'allerta è scattata all'1,30 di notte.

La polizia cantonale del Vallese, nella Svizzera sudoccidentale, ha riferito di un «incendio di origine indeterminata scoppiato nel bar Le Constellation di Crans-Montana», di proprietà di una coppia francese, frequentato da molti turisti.

Per approfondire

Già i primi bollettini hanno dato l'idea della portata dell'incidente: «Si presume che diverse decine di persone siano morte», le parole delle forze dell'ordine nella prima conferenza stampa, a cui sono seguiti aggiornamenti che hanno portato il bilancio ad almeno 47 vittime e 115 feriti. Incidente, appunto, perché sin da subito le autorità cantonali hanno escluso un attacco terroristico.

L'incendio è scoppiato nel piano sotterraneo del bar e si sarebbe esteso in una dinamica da «flashover»: ossia il passaggio repentino da un rogo localizzato a uno generalizzato, con il calore che si accumula sotto il soffitto e i gas di combustione che si diffondono nello spazio e la temperatura che sale rapidamente.

Per fare luce sulla possibile causa è stata aperta un'inchiesta, ma diversi resoconti di testimoni oculari puntano in un'unica direzione: candele accese attaccate a bottiglie tenute in alto da qualcuno appollaiato sulle spalle di qualcun altro hanno causato l'incendio toccando il soffitto.

Da tutta la regione sono state inviate 42 ambulanze, 13 elicotteri e tre camion di soccorso.

La Commissione Ue ha attivato il Meccanismo di protezione civile, attraverso il quale qualsiasi paese del mondo può richiedere assistenza a Bruxelles quando le sue capacità di risposta sono sopraffatte da un'emergenza.

L’assistenza

Nel frattempo tra i primi Paesi a mobilitarsi c'è stata l'Italia. Tajani, in costante contatto con la premier Giorgia Meloni, ha sentito il ministro degli Esteri ed il presidente federale, mentre la protezione civile della Val d'Aosta e le regioni Piemonte e Lombardia si sono attivate dando la disponibilità dei loro ospedali.

Subito tra l'altro è scattata l'allerta per possibili connazionali coinvolti, e con il passare delle ore i timori sono stati confermati. Riguardo ai feriti, l'ultimo bilancio diffuso è di 13 ragazzi ricoverati in ospedale: 2 sedicenni e una ragazza di 30 anni sono stati trasferiti al Niguarda di Milano, con ustioni sul 30-40% del corpo, mentre altri due in condizioni ancora più gravi sono rimasti in Svizzera perché non trasportabili. Sono a Berna e a Zurigo dove una 16enne è in coma.

Sul campo la situazione viene gestita in prima persona dall'ambasciatore Gian Lorenzo Cornado, mentre Tajani ha disposto l'allestimento di una piccola unità di crisi del consolato di Ginevra.

Le parole dei sopravvissuti: «Non c’erano vie di fuga»

Il countdown, brindisi al 2026 tra la neve di una delle località più gettonate delle Alpi svizzere. Poi il terrore, il buio, l’esplosione e il bar che si trasforma in una trappola di fiamme: «Nessuna via di fuga, solo un muro di fuoco, davanti a quella porta, l’unica verso la salvezza, troppo stretta».

«Qualcuno ha rotto una finestra per far uscire la gente. Avevamo le fiamme a un metro di distanza. Se non fossimo scappate, saremmo sicuramente rimaste ferite anche noi», hanno raccontato Emma e Albane a Bfm.

Le due ragazze francesi raccontano dell’arrivo a stretto giro dei soccorsi, ma sottolineano che la porta, unico varco di fuga, «era troppo piccola per tutte quelle persone».

Il giorno dopo la strage a Crans-Montana la gente è attonita. E chi ha vissuto quel dramma non riesce ad allontanare le immagini dell’inferno. «Una carneficina», commenta Michela Ris, mentre le macerie de Le Costellation fumano ancora.

È la vicesindaca di Ascona e deputata del Gran Consiglio elvetico: «Alcuni conoscenti mi hanno parlato di ragazzi usciti dal locale insanguinati, alcuni senza vestiti», racconta mentre le notizie fanno il giro del mondo ed il bilancio si aggrava di ora in ora. «Abbiamo sentito un boato sordo dal piano di sotto del locale, poi il buio pesto. Le luci si sono spente e il controsoffitto ha iniziato a sgretolarsi: ci cadevano addosso frammenti infuocati», racconta chi è scampato e ancora scioccato preferisce l’anonimato.

Ricordare quegli attimi è doloroso. E anche le ricostruzioni sono confuse: c’è chi parla di fuochi d’artificio esplosi nel locale, chi dei petardi. 

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