Treviso omaggia Bruno Cipolla: gli dedicherà un luogo simbolo sul Sile
Rito laico per l’addio alla medaglia d’oro olimpica a Messico 1968: «Un uomo libero, che dava l’esempio con i fatti più che con le parole»

Un luogo simbolo di Treviso, con il “suo” Sile a fare da protagonista, dedicato a Bruno Cipolla. E’ la promessa fatta dall’amministrazione comunale, con le parole del vicesindaco Alessandro Manera, per rendere omaggio all’oro olimpico di Città del Messico 1968 nel giorno dell’ultimo saluto, con il rito laico celebrato giovedì mattina al bocciodromo del Dopolavoro ferroviario.
Bruno Cipolla si è spento domenica 15 febbraio all’ospedale di Oderzo. Campione olimpico, psicologo, politico, tutor per i più giovani: la sua figura è stata ricordata nella celebrazione che ha visto partecipare la città e il gotha dello sport italiano (L’Associazione Nazionale Atleti Olimpici e Azzurri D'Italia ha fatto arrivare le vicinanze di Novella Calligaris).
C’era Primo Baran, amico fraterno di Cipolla, uno degli ultimi ad aver speso del tempo insieme (guardando le Olimpiadi, of course, nella fattispecie una gara di pattinaggio sul ghiaccio), e protagonista di quell’indimenticabile Baran-Sambo-Cipolla che conquistò la medaglia d’oro in Messica e, l’anno prima, vinse l’Europeo in Francia.
«Portarono Treviso sulla mappa del mondo – ha ricordato Manera – ma mi preme sottolineare che Bruno diceva sempre che il traguardo l’aveva tagliato per primo lui, visto che faceva il timoniere… Primo tra i primi, mantenendo sempre coerenza ed entusiasmo nelle varie sfide della vita. Treviso non si scorderà di lui, anzi, gli dedicheremo un luogo del cuore». Con Manera anche l’assessore ai lavori pubblici, Sandro Zampese, e il consigliere Sergio Marton.
La cerimonia, con il picchetto della polizia locale, vedeva anche i gonfaloni della società remiere trevigiane e i rappresentanti del Dopolavoro Ferroviario, del Circolo Ospedalieri e della Canottieri Sile.
Del lato sportivo di Cipolla si è scritto a lungo. Al termine della cerimonia, officiata da Lorenzo Bolzonello, le parole di Federico Cipolla, giornalista e nostro collega: «Tutti lo ricordate per il suo impegno pubblico e per le sue imprese sportive, per me sarà sempre papà.
Quello che mi accompagnava alle gare la domenica o che tornava dagli Stati Uniti con il più bel regalo di sempre, quello delle ultime finali di Champions del Milan, ormai ahinoi datate, viste insieme. Era tante cose insieme.
Tutto era accomunato da una caratteristica: era un uomo libero, libero di pensare ciò che voleva senza condizionamenti, di non scendere a compromessi, libero anche di fronte alla malattia.
Ha scelto di andarsene quando forse aveva sentito di non poter più essere libero. Ti immagino ora con Renzo, e le sue mani grandi, entrambi sorridenti, ad andare nella stessa direzione».
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