Unabomber, Zornitta rinuncia alla prescrizione: attesa per la decisione del gip sull’archiviazione
L’ingegnere punta a una decisione nel merito sulla sorte dell'inchiesta riaperta dalla Procura di Trieste nel 2022. La gip Flavia Mangiante dovrà stabilire se chiedere un supplemento di indagini o archiviare il caso

Caso Unabomber, Elvo Zonitta rinuncia alla prescrizione sulla serie di attentati che per vent'anni hanno terrorizzato il Nord Est.
L'ingegnere veneto, principale indagato, ha depositato nei giorni scorsi una dichiarazione scritta, per il tramite del suo difensore Maurizio Paniz, affermando di voler rinunciare alla prescrizione, che ormai incombe anche sugli ultimi attentati. Zornitta punta a una decisione nel merito sulla sorte dell'inchiesta, riaperta dalla Procura di Trieste nel 2022.
"È totalmente estraneo a questa vicenda e non vede l'ora che, dopo vent'anni, questa pagina sia chiusa", chiosa il suo legale a margine dell'udienza di oggi a Trieste in cui si è discusso il nodo archiviazione.
Si attende ora la decisione della gip del tribunale di Trieste Flavia Mangiante, che dovrà stabilire se chiedere un supplemento di indagini, come chiesto da una delle vittime, o archiviare il caso, come chiede invece la Procura. La giudice si è riservata: non ha indicato una data precisa in cui scioglierà la riserva, ma la sensazione delle parti è che non si dovrà attendere a lungo.
L'avvocato Francesco Schioppa, legale della vittima Massimiliano Bozzo, rimasto ferito nel 2006 raccogliendo una bottiglia con cartiglio a Caorle, si è opposto alla richiesta di archiviazione sostenendo che "la mole di indizi raccolti a carico di Zornitta merita un accertamento in sede di dibattimento, fornendo anche alle parti offese la possibilità di partecipare".
Non solo: l'avvocato chiede di analizzare con le attuali tecniche informatiche i filmati delle telecamere del tribunale di Pordenone che potrebbero aver immortalato il presunto autore dell'attentato avvenuto nel 2003. Gli occhi elettronici avrebbero inquadrato due soggetti somiglianti a Zornitta. Di parere opposto è invece il legale dell'ingegnere, secondo cui tale approfondimenti sarebbero del tutto inutili perché "in gran parte già effettuati anni fa con esito totalmente negativo". A sua detta, i due individui ripresi dalle telecamere in tribunale a Pordenone si sono trattenuti all'interno per un tempo insufficiente a posizionare l'ordigno: "40 secondi in un caso e 3 minuti nell'altro".
Anche secondo il sostituto procuratore Federico Frezza l'accusa a Zornitta e agli altri dieci indagati sarebbe insostenibile a giudizio, soprattutto all'esito della superperizia genetica discussa a fine ottobre. Dalle analisi comparative non sono emerse, infatti, corrispondenze tra il materiale genetico estratto da alcuni dei reperti e il Dna dei 63 soggetti coinvolti nel test, tra cui gli 11 indagati.
Le analisi si sono concentrate soprattutto su alcune formazioni pilifere risultate appartenere a due agenti di polizia giudiziaria, nessuno dei quali è sospettabile di essere l’attentatore: si suppone che le loro tracce siano state lasciate inavvertitamente sui reperti, già all’epoca del loro ritrovamento. Le oltre diecimila pagine di relazione tecnica sembravano così aver messo la pietra tombale all'inchiesta bis. La decisione spetta ora alla giudice.
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