L’uomo più longevo d’Italia vive a Nord Est: la storia di Angelo, 109 anni

Originario di San Daniele del Friuli, Angelo Peressini vive a Rua di Feletto, nel Trevigiano. Tre anni di prigionia, una vita come elettricista, a 103 anni gli hanno impiantato il pacemaker e ha sempre amato passeggiare, anche dopo il secolo. «Il segreto? Restare in pace con tutti, tanta pazienza e volersi bene»

Angelo Peressini
Angelo Peressini

Angelo Peressini lo scorso 2 luglio ha tagliato il traguardo dei 109 anni: friulano di origine, oggi felettano di Rua, è ora l’uomo più vecchio d’Italia. Il primato è legato al fatto che lo scorso mese è scomparso, all’età di 112 anni, colui che lo precedeva al primo posto in questa classifica davvero speciale, il lucano Vitantonio Lovallo.

Nato il 2 luglio del 1917, Angelo era già il veneto più longevo (oltre che il più vecchio artigliere alpino del paese, già allora). E proprio in occasione dell’ultimo compleanno aveva ricevuto gli auguri del presidente del Veneto, Alberto Stefani.

Originario di San Daniele del Friuli, Peressini è stato per sette anni militare (era stato assegnato al quindicesimo reggimento artiglieria di Conegliano), combattendo in Francia, Albania e Grecia e venendo anche fatto prigioniero sul fronte greco-albanese, trascorrendo tre anni di prigionia in un campo, lavorando come elettricista, mestiere che aveva imparato da giovanissimo. Ritornato a casa, negli anni Cinquanta si è trasferito nel Trevigiano per motivi di lavoro: ha iniziato a lavorare per l’Anonima Elettrica Trevigiana, che diventerà poi l’ Enel. Nel 1953 fu nominato capo elettricista del Comune di San Pietro di Feletto.

Lo chiamavano l’Angelo della luce perché la luce l’aveva portata lui nelle case della zona, garantendo i collegamenti elettrici, disponibile a intervenire ad ogni guasto di giorno e di notte. Angelo è vedovo di Maria Moroso, scomparsa nel 2016 e sua moglie per 74 anni, dalle quali ha avuto due figlie, Rosa Maria e Adalisa.

Il segreto di tanta longevità? «Camminare, restare in pace con tutti, tanta pazienza e volersi bene» ha risposto lui, «bisogna affrontare anche i momenti difficili con il sorriso». Fino a quattro anni fa da solo si incamminava per un giro di quattro chilometri.

Una tempra davvero eccezionale, come quella che nel 2020 a 103 anni l’ha aiutato ad affrontare l’impianto di un pacemaker, avvenuto all’ospedale di Conegliano. Il primario del reparto di cardiologia coneglianese, Roberto Mantovan, l’aveva definito un uomo in gamba, che dimostrava trent’anni in meno di quelli assegnati dall’anagrafe.

Nel 2022 Angelo ha ricevuto il diploma al merito con medaglia d’oro e onorificenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella dedicata a tutto il gruppo artigliere di Pieve di Soligo.

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