Travolto dalla valanga, i soccorsi e la corsa contro il tempo: «Sotto la neve si sopravvive al massimo 18 minuti»

La testimonianza di Buricelli, presidente del Cnsas: «Questi interventi sono i più complessi. «Cercare qualcuno dopo una slavina vuol dire fare i conti con il pericolo, i rischi e la rapidità»

Maura Delle Case
Le ricerche dello scialpinista disperso a Casera Razzo. L’uomo è stato estratto, privo di vita, da sotto un metro di neve
Le ricerche dello scialpinista disperso a Casera Razzo. L’uomo è stato estratto, privo di vita, da sotto un metro di neve

Quindici, massimo diciotto minuti di tempo per salvare una persona seppellita da una valanga. È l’inesorabile timer con il quale sanno di dover fare i conti i soccorritori. Un timer che quando arrivano sul posto sta già correndo. Non a caso il presidente del Soccorso Alpino e Speleologico del Friuli Venezia Giulia, Sergio Buricelli, definisce «l’intervento in valanga uno dei più complicati».

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«Dobbiamo fare i conti con il pericolo, il rischio residuo e con il tempo: perché se non hai la “fortuna” di risolverlo rapidamente, la speranza di trovare vive le persone sepolte si riduce». In fretta. «La curva di sopravvivenza va dai 15 ai 18 minuti» fa sapere ancora Buricelli che ricorda come, proprio in ragione di questo tempo limitatissimo, «in presenza d un gruppo, diventa fondamentale l’autosoccorso della comitiva» per disseppellire chi è rimasto intrappolato sotto la neve.

Tiene a ricordare, il presidente del Cnsas, che la montagna è di per sé un ambiente che richiede grande attenzione. E che nel caso degli scialpinisti, il bollettino meteorologico non equivale a un semaforo verde o rosso. Vale a dire che il grado di pericolo 3 marcato non equivale a un divieto d’uscita. «Il bollettino offre un’indicazione, poi sta alla capacità di valutazione del singolo – tiene a puntualizzare Buricelli –. Fondamentale, quando ci muoviamo in montagna, è l’informazione, la pianificazione, lo studio dei bollettini. Bisogna imparare a convivere con il pericolo e a mitigare il rischio con comportamenti di osservazione continua dell’ambiente intorno a noi».

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A sentire il numero uno del soccorso alpino, non c’è stato un aumento degli episodi di valanghe in questi ultimi anni, ma un ripetersi delle condizioni che portano a eventi come quelli di a Casera razzo sì.  «Il pericolo aumenta quando c’è stato un lungo periodo di poca neve, di siccità e freddo. Quando poi nevica, la neve nuova non riesce ad ancorarsi e questa situazione è insidiosissima. Un altro agente che aumenta il pericolo poi è il vento, che favorisce la formazione dei cosiddetti accumuli».

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Sul posto della valanga, a Casera Razzo, gli uomini del Cnsas sono arrivati nel giro di pochissimo. Per affrontare attrezzati gli interventi in valanga, un grupp di soccorritori del Friuli Venezia Giulia e del Veneto si trovava infatti a poca distanza dal luogo in cui si è verificata la valanga, impegnato in un’esercitazione con l’elicottero della protezione civile e a bordo lo strumento che consente di individuare il Recco, il sistema elettronico che serve per ritrovare persone sepolte nella neve in seguito a una valanga, sempre più spesso cucito all’interno delle giacche da sci piuttosto che negli zaini o integrato negli scarponi.

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