Mezzo milione di mascherine da buttare: «Frode milionaria alla sanità veneta»

Le Ffp3 erano senza certificazione, Azienda Zero in tribunale contro una società di Hong Kong e il mediatore italiano

Sabrina Tomè
Un?infermiera con mascherina Ffpr
Un?infermiera con mascherina Ffpr

Una presunta frode milionaria ai danni della sanità veneta. Una maxi fornitura di mascherine chirurgiche e Ffp3 acquistate da Azienda Zero, ma rivelatesi - quest’ultime - del tutto inutilizzabili perché prive dei requisiti necessari.

Il caso, approdato in tribunale nei giorni scorsi e destinato a tornarci a primavera, vede coinvolti una società di Hong Kong e l’importatore italiano che ha fatto da intermediario. L’obiettivo dell’ente regionale è di far tornare quanto prima nelle casse pubbliche le somme sborsate.

L’emergenza

Per ricostruire la vicenda occorre fare un salto indietro e tornare ai tempi del Covid, quando “emergenza” era la parola d’ordine per ogni tipo di intervento. Bisognava salvare vite e bisognava farlo in fretta, battendo il virus sul tempo. Servivano farmaci, tamponi, gel, mascherine. Serviva di tutto, serviva subito.

Fu pertanto necessario snellire, e di molto, le procedure per gli acquisti in ambito pubblico in modo da dotare rapidamente gli ospedali del necessario. Così, dopo lo stato di emergenza proclamato il 31 gennaio 2020 dal Consiglio dei Ministri, il presidente del Veneto Luca Zaia firma il decreto che permette l’acquisizione di materiali senza bando di gara.

Con numero di protocollo 282/2020 parte dall’Unità operativa Crav di Azienda Zero – la centrale degli acquisti e degli appalti per tutta la sanità veneta – l’ordine per l’acquisto di 3 milioni di mascherine chirurgiche e di 200 mila Ffp3 (poi incrementate a 500 mila), destinato alla società 3i Corporation Limited di Hong Kong, attraverso il mediatore e importatore italiano F.M.

Mascherine fallate

Si tratta di una partita importante, visto che il materiale è destinato alle Usl di tutto il Veneto, il valore complessivo è di 3.738.080 mila euro Il materiale arriva regolarmente a destinazione e l’ente paga quanto di competenza. Peccato però che le mascherine Ffp3 non siano utilizzabili.

Dopo i dubbi espressi da chi deve usarle, la Regione decide infatti di sottoporle a una valutazione tecnica. L’esito dà le risposte temute: inidonee all’uso. Diverse le criticità rilevate, a cominciare dalla mancanza della certificazione CE.

Ma non solo: non c’è neppure la conformità della documentazione tecnica alla norma dei Dpi (Dispositivi di Protezione Individuale) secondo il regolamento Ue 425/2016 che li disciplina ed è inoltre assente il test report, ovvero il documento ufficiale che registra i risultati delle prove eseguite per verificare appunto prestazioni, sicurezza a conformità alle norme tecniche; non c’è neppure la data di emissione.

Cosa fare dunque di quella maxi partita di mascherine imballate in magazzino? Una soluzione c’è e Azienda Zero prova a renderla possibile: si tratta di far validare i dispositivi dall’Inail o, in alternativa, di procedere alla loro sostituzione con altre Ffp3 o, anche Ffp2, dotate delle certificazioni relative.

Inizia così un intenso carteggio con la 3i Corporation: con due note nel 2020 e una terza l’anno successivo, l’azienda sanitaria veneta diffida la società fornitrice intimandola a produrre la documentazione attestante l’avvio del processo di certificazione.

La direzione di Azienda Zero si rivolge anche all’intermediario F.M. Niente da fare, la società - annotano gli uffici dell’ente di Passaggio Gaudenzio - «ha sempre tenuto un comportamento dilatorio e non risolutivo delle problematiche».

Di qui la decisione di agire in sede penale denunciando F.M. per il reato di frode in pubbliche forniture e di inadempimento di contratti di pubbliche forniture.

In tribunale

La Procura di Padova apre un fascicolo, ma nell’ottobre del 2022 chiede l’archiviazione del procedimento. Azienda Zero non ci sta: si tratta di tutelare il bene pubblico e intende andare fino in fondo.

Per questo si oppone all’archiviazione e lo scorso luglio il giudice, accogliendo l’opposizione, dispone l’imputazione coatta per F.M. Si arriva così all’udienza del 15 dicembre, quando Azienda Zero, rappresentata dall’avvocato Alberto Berardi, si costituisce parte civile e ottiene dal giudice la citazione della società di Hong Kong in qualità di responsabile civile.

Il danno è stato quantificato in 1.701.360 mila euro e la sanità veneta è decisa a recuperare l’importo spettante, risorse che appartengono alla comunità. La dimostrazione di quanto sia importante la partita sta nei nomi di altissimo profilo dei penalisti scelti da Azienda Zero per rappresentarla nel caso: il professor Alberto Berardi, appunto, e in precedenza l’avvocato Fabio Pinelli, attuale vicepresidente del Csm. 

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