Giustizia, il comitato per il no si presenta a Trieste: diciassette le sigle schierate

Presentato al Circolo della stampa lo schieramento per l’abrogazione della riforma Nordio - Meloni

Fabio Dorigo
La presentazione del Comitato “Società civile per il no nel referendum costituzionale” Foto Lasorte
La presentazione del Comitato “Società civile per il no nel referendum costituzionale” Foto Lasorte

«Basta picconate alla Costituzione». Il messaggio arriva dal neonato comitato Società civile per il No nel referendum costituzionale di Trieste. Il comitato, al quale per ora aderiscono 17 sigle (tra partiti, sindacati e associazioni), è stato presentato oggi, martedì 20 gennaio, al Circolo della Stampa di Trieste dal presidente Pierluigi Sabatti.

«La riforma Nordio-Meloni sulla Giustizia è un ulteriore colpo di piccone alla Costituzione, che si integra con i tanti altri colpi di piccone che le sono stati dati negli ultimi decenni o sono nel programma dell’attuale maggioranza» ha attaccato subito Tommaso Russo per il Comitato a difesa della Costituzione. Un assalto iniziato con le leggi elettorali di Calderoli (il porcellum) che punta ora alla soluzione finale del “premierato”.

L’unico modo per fermare tutto questo è votare “no” al prossimo referendum costituzione in programma il 22 e 23 marzo.

«Il disegno complessivo dell’azione del ministro Nordio appare chiarissimo: punitivo nei confronti dei magistrati, a protezione degli amministratori pubblici che commettono reati, e soprattutto teso a sottomettere il potere giudiziario alla maggioranza politica - ha spiegato Russo -. Lo scopo che si prefiggono tanti colpi di piccone è altrettanto chiaro: unificare i poteri esecutivo e legislativo, assoggettare il potere giudiziario a quest’unico potere politico, eliminare ogni forma di solidarietà nazionale. In sostanza, svuotare di significato una Costituzione e e uno Stato di diritto basato sulla separazione dei poteri».

Ci sono poi le questioni di merito. «Forse poco si parla degli effetti che produrrebbe una vittoria del “sì” agli esiti del voto sul quesito relativo alla separazione delle carriere. La giustizia verrebbe resa più veloce, più efficace, più giusta? La risposta, anche su affermazione dello stesso Ministro della Giustizia, è “no” . E questa apparente contraddizione dovrebbe far riflettere chi intende sostenere il percorso avviato dal governo» spiega Mauro Cenci, segretario provinciale della Funzione Pubblica Cgil.

Ci sono poi gli avvocati schierati per il “no. «La riforma non risolve alcun problema della giustizia né modifica la disciplina della responsabilità dei magistrati - fa fatto sapere il legale Raffaele Leo del comitato “Avvocati per il no” -. Viene fatta al dichiarato scopo di diminuire o sottrarre il potere politico dal controllo della magistratura e quindi dalla legge».

Sotto accusa, per esempio, il nuovo ruolo del pubblico ministero trasformato in un superpoliziotto. «La riforma mira a rendere il pm una figura "di parte", anche nella fase delle indagini preliminari, compromettendo la sua imparzialità e favorendo una cultura dell'accusa. Il pm diventa l’avvocato dell’accusa» spiega l’avvocato Leo. 35 anni di professione forense.

Una battaglia condivisa, ovviamente, anche dai magistrati che presenteranno i loro comitato per il no a Trieste il prossimo 11 febbraio. «È importante che sia nato un comitato di cittadini contro quella riforma che vuole tagliere le unghie alla magistratura. Una lotta di potere che punta alla nostra umiliazione» spiega l’ex procuratore capo Antonio De Nicolo, magistrato in pensione. Il vero problema è convincere i delusi della politica ad andare a votare visto che questo referendum è privo di quorum. «La posta in gioco è grande - continua De Nicolo -. In ballo c’è la testa di tutti i cittadini, non solo quella dei magistrati». —

 

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