Il tesoro nascosto dell’Università di Trieste: un magazzino dove sono conservate 45 mila tesi cartacee dagli anni '60 ai duemila

 Tra volumi battuti a macchina e manoscritti, l'archivio di via Weiss 4 custodisce la storia intellettuale di migliaia di laureati prima dell'avvento definitivo del digitale

Giulia Basso

Un figlio scrive per chiedere la tesi del padre, scomparso di recente. Vuole ricostruirne la storia, recuperare qualcosa di tangibile della sua vita intellettuale. Un anziano si presenta di persona per riprendere la sua, discussa negli anni Sessanta: nei decenni di traslochi, l’aveva persa. Alfredo Deluca, della Biblioteca di San Giovanni, queste mail e queste visite le riceve con una certa regolarità: è lui che si occupa dell’archivio tesi d’ateneo. «Succede almeno un paio di volte al mese», racconta.

L’archivio si trova in via Weiss 4, nel comprensorio di San Giovanni, palazzina P, piano terra, accanto alla biblioteca di Geoscienze e Psicologia. Scaffali alti, schedario cartaceo vecchio stile, e circa 45 mila tesi – dagli anni Sessanta ai primi anni Duemila – disposte per facoltà e per anno. Tra di esse, le più antiche sono battute a macchina; qualcuna, risalente ai decenni più lontani, è addirittura manoscritta.

UniTs è un ateneo generalista e lo spettro disciplinare si legge tutto lì, nei frontespizi colorati, dall’aspetto più o meno vissuto, che si susseguono sugli scaffali: dall’ingegneria navale alla filosofia, dall’architettura alla giurisprudenza. E si notano, qua e là, lavori di dimensioni davvero importanti.

Un magazzino della memoria collettiva che pochissimi sanno che esiste. Oggi all’Università di Trieste si laureano circa 3.300 studenti all’anno. Le tesi triennali, dopo la riforma Gelmini, non vengono conservate in alcun formato. Le magistrali e quelle a ciclo unico invece finiscono in un archivio digitale, UNITesiUNITS, dove i laureandi le caricano autonomamente attraverso una piattaforma gestita dal Cineca: dal 2013, anno in cui l’ateneo ha introdotto l’obbligo di caricamento digitale, a oggi sono circa 15 mila le tesi magistrali “native digitali” presenti nel catalogo. I metadati – titolo, autore, disciplina – sono liberamente consultabili da chiunque.

Il testo completo invece è accessibile solo a chi ha le credenziali di ateneo e solo se il laureando ha autorizzato la consultazione. Una scelta non arbitraria: la tesi ha una natura ibrida, spiega Cristina Cocever, responsabile del Sistema bibliotecario di ateneo, «è un documento d’archivio che chiude la carriera dello studente, ma è anche un’opera dell’ingegno con una sua tutela autoriale».

Chi è esterno all’ateneo e ha un interesse specifico può comunque scrivere all’indirizzo tesi@units.it: Deluca e colleghi valutano le richieste caso per caso. Le tesi di dottorato seguono regole diverse: per legge sono pubbliche e scaricabili da chiunque, con la sola possibilità di un embargo temporaneo nei casi in cui siano in corso domande di brevetto.

Ed è proprio attorno alle tesi di dottorato che si concentra la parte più viva del trasferimento di conoscenza. «La percentuale di output scientifico è vicina al cento per cento», dice il prorettore al trasferimento tecnologico Erik Vesselli. Non è retorica: al momento dell’esame finale il candidato deve rendicontare le pubblicazioni scientifiche prodotte durante il dottorato. In alcuni casi il percorso arriva fino al brevetto: Vesselli cita una tesi di dottorato industriale discussa nel 2021, svolta in collaborazione con una società del settore automotive e un istituto olandese, che ha portato al deposito di un brevetto per un sistema di rilevazione dei difetti nella produzione dei fari delle automobili.

Il nodo più delicato resta quello delle 45 mila tesi cartacee. Finora ne sono state digitalizzate circa 13.500, in più tranche: l’ultima, nell’ambito del Piano integrato di attività e organizzazione 2022-2024, ne ha dematerializzate 5.200 – il primo progetto in Italia con certificazione di processo. La scelta di cosa digitalizzare prima segue criteri di fragilità fisica e di spazio. Completato il processo e ottenuto il via libera della Soprintendenza archivistica – le tesi sono documenti tutelati – le copie cartacee vanno al macero. Le tesi anteriori agli anni Sessanta hanno un destino diverso: sono conservate separatamente presso l’Ufficio Gestione sistema documentale, insieme agli altri documenti storici dell’ateneo.

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