Boati e scie nel cielo, il dramma di Francesca e Andrea tra Dubai e Doha: «Case che tremano, i nostri figli piangono»
Le testimonianze dei friulani sotto l'attacco missilistico. Dall'astuzia delle finestre aperte per l'onda d'urto al silenzio surreale de "La Perla" in Qatar

Un sibilo lungo, poi il boato. La casa che trema, i vetri che vibrano, il cielo che si illumina a intermittenza. È il racconto di Francesca Zorzi, di Martignacco, che vive a Dubai dal 2019, dopo tre anni ad Abu Dhabi. È negli Emirati Arabi Uniti da quasi dieci anni per il lavoro del marito Marco, pilota civile per Emirates. Con loro c’è il figlio di 10 anni.
La loro abitazione si trova vicino a una base militare emiratina, una presenza che in questi giorni è diventata impossibile da ignorare. «Da lì partono i razzi che intercettano droni e missili balistici. Da almeno quindici giorni assistiamo a movimenti aerei continui, a tutte le ore».
Quando tutto è cominciato, sabato mattina, la famiglia non era nemmeno a Dubai. «Ci trovavamo nell’emirato di Ajman, in spiaggia, sul mare aperto. Poco prima di pranzo, due forti boati. Pensavamo fosse successo qualcosa in Iran. Ho aperto l’app Flightradar24 e ho capito che invece era stata attaccata la base militare americana di Abu Dhabi. Dalla paura – racconta Francesca – nostro figlio ha iniziato a piangere. Abbiamo raccolto le nostre cose e siamo scappati».
Da quel momento la tensione non si è più allentata. Gli alert arrivano senza sosta: sirene fortissime sui cellulari, messaggi sui canali ufficiali del ministero della Difesa. Anche l’ambasciata italiana ha diffuso avvisi chiari: restare al chiuso, lontani dalle finestre. A Dubai un drone è precipitato nel parcheggio di un hotel, un altro a City Walk, una delle zone più frequentate della città. All’hotel Burj Al Arab un missile intercettato ha provocato un incendio. A Port Jebel Ali un missile è stato intercettato dopo mezzanotte.
« Vedevamo flash e nuvolette nel cielo: erano intercettazioni e i botti sono andati avanti a lungo. Dalle 17.30 per tutta la notte. La casa tremava», racconta Francesca, che aggiunge di essersi addormentata all’alba, sfinita, e di essere stata svegliata da un boato sopra la camera. Il figlio di nuovo, in lacrime alle sette.
Francesca spiega che hanno imparato anche a gestire l’onda d’urto provocata dalle esplosioni: «Teniamo le finestre leggermente aperte per evitare che si rompano. Ce lo hanno insegnato altri expat, persone che la guerra l’hanno vissuta davvero». Francesca racconta poi che a Dubai sono stati già attivati servizi di supporto psicologico, soprattutto per i bambini.
Più a nord, in Qatar, la tensione è altrettanto palpabile. Il cielo sopra Doha è azzurro, quasi immobile, ma in lontananza si colora delle luci delle esplosioni e delle scie dei missili. È l’immagine raccontata anche sui social da Andrea Dorigo, 46 anni, friulano di Gonars, personal trainer e guida turistica, che vive e lavora a Doha da 10 anni.
«Da due giorni i telefoni suonano in continuazione per gli alert governativi, giorno e notte», è la sua testimonianza. Gli ultimi all’1.15, poi di nuovo all’alba, alle 7.20, con forti scoppi a fare da sveglia. «Sabato mattina, alle 9.40 ora locale, ho appreso la notizia dell’attacco e ho capito che non c’erano buoni presagi», l’amare constatazione di Dorigo, che in quel momento era in palestra. «All’improvviso hanno iniziato a suonare tutti i telefoni insieme. Sono arrivate anche due comunicazioni ufficiali dall’ambasciata italiana con le raccomandazioni per i connazionali: stare al riparo in casa e uscire solo in caso di necessità fino a che l’emergenza non cesserà. Uscito dall’edificio, nella zona residenziale de La Perla costruita su un’isola artificiale, la città appariva irreale: poca gente per strada, un silenzio surreale».
La notte è trascorsa insonne. «Qui non esistono bunker – ha spiegato Andrea – L’unico riparo sarebbe la metropolitana, ma il governo consiglia di restare in casa».
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