Droga e telefoni recapitati in cella, ecco la rete antidroni al Coroneo
Il sottosegretario alla Giustizia Delmastro: «Un successo: in tre mesi azzerati i casi». L’iniziativa estesa ad altre carcer

Amazon non ce l’ha ancora fatta a portare in Italia la consegna dei pacchi di piccole dimensione con drone. I criminali sono un passo avanti al colosso dello shopping online e hanno escogitato l’uso dei velivoli senza pilota per creare un vero e proprio sistema di consegna di cellulari e droga, comodamente nella tua cella.
«Nei nostri istituti a livello nazionale abbiamo ogni notte un numero di sorvoli che sta più verso le centinaia che le decine», specifica il sottosegretario alla Giustizia con delega all’amministrazione penitenziaria, Andrea Delmastro, venerdì in visita alle strutture di Trieste e Gorizia.
Parte dal Coroneo la strategia di contrasto al fenomeno a basso contenuto di tecnologia ma ad alta efficienza e costi ridotti: “la voliera”, una rete che «ha portato a zero negli ultimi tre mesi i casi», ha annunciato Delmastro. L’idea stessa di blindare fisicamente il carcere in chiave anti droni è venuta a un operatore del penitenziario triestino:
«Era contenuta in una relazione del 2018 che mi è venuta in mano mentre studiavo altri dossier e mi sono detto: non è che hanno scoperto l’acqua calda?». Ma come avvengono le consegne? «Se usi il drone sai esattamente a chi devi recapitare il materiale quindi non ti accontenti di gettarlo nel cortile senza sapere poi dove va a finire, ma punti alla singola cella», spiega il sottosegretario.
Delmastro conferma che anche a Trieste ci sono stati casi acclarati di utilizzo di droni, anche se non fornisce numeri specifici «per motivi di sicurezza». La sperimentazione è stata fatta al Coroneo perché «anche per la vetustà degli ambienti presentava le caratteristiche idonee» per l’installazione delle reti, come ad esempio spazi all’aperto ridotti. Non è legata invece a un allarme elevato sui traffici con droni: «Le criticità maggiori sono in Campania», specifica il sottosegretario. Ora il prossimo passo, fa sapere Delmastro, sarà «mappare le carceri del Paese in cui può essere implementata questa soluzione». Anche perché le risposte tecnologiche, che pure sono state messe in campo, «con l’investimento di qualche milione», come «60 postazioni fisse antidrone e l’acquisto di fucili mobili» che non distruggono i velivoli ma che «li riescono a costringere ad atterrare» richiedono enormi investimenti e personale formato. Ambito quest’ultimo in cui pure si è spinto: «Abbiamo dovuto creare un reparto specializzato di polizia penitenziaria con piloti e istruttori dronisti».
Delmastro ha colto l’occasione della visita per ricordare gli investimenti del governo in personale di polizia penitenziaria, «uno sforzo ciclopico» compiuto fin dalla prima finanziaria del governo Meloni, tanto che «sono state già finanziate oltre 10.700 assunzioni» che «oltre a garantire il turnover al 100%» assicureranno 4mila posti extra. Certo, «le criticità permangono ma si vede la luce in fondo al tunnel», afferma ancora il sottosegretario.
E se l’evasione dal carcere di Trieste di qualche mese fa ha riportato all’attenzione anche il pesante sovraffollamento, Delmastro sottolinea: «Abbiamo ereditato una situazione catastrofale. Le ricette del passato adottate dalla sinistra, gli svuotacarceri, sono clamorosamente fallite erodendo la certezza della pena, mortificando lo sforzo delle nostre forze dell’ordine e umiliando le vittime del reato. Noi abbiamo scelto di mettere 750 milioni di euro per l’edilizia penitenziaria che permetteranno di recuperare 10mila posti detentivi». Non esclude poi una futura ricollocazione fuori dal centro del carcere di Trieste: simili operazioni «le stiamo facendo in Toscana, a Regina Coeli e si potrebbero replicare».
Il deputato di FdI Emanuele Loperfido intanto ricorda che un tassello del piano è il nuovo istituto penitenziario da 60 milioni, 300 nuovi posti e con 150 agenti di San Vito al Tagliamento, i cui lavori dovrebbero concludersi entro la fine del 2026. Secondo Loperfido «procedono secondo il cronoprogramma con il costante monitoraggio di prefettura e governo, grazie all’impegno del ministro Luca Ciriani». —
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