Negozi di vicinato in crisi, in Fvg dal 2015 chiuso più di uno su dieci

L’allarme di Nomisma: «Il declino del commercio incide sulla qualità della vita». Madriz (Confcommercio): «Dobbiamo creare le condizioni affinché chi vuole investire lo possa fare con fiducia»

Cristian Rigo
In dieci anni in Fvg chiuso più di un negozio di vicinato su dieci
In dieci anni in Fvg chiuso più di un negozio di vicinato su dieci

Negli ultimi dieci anni in Friuli Venezia Giulia più di un negozio di vicinato su dieci è stato costretto ad alzare bandiera bianca: le attività cessate sono complessivamente 2.521, l’11,3%.

Un crollo verticale accompagnato da un incremento degli addetti, cresciuti di circa 8.700 unità, più 18% e pure dei ricavi, balzati in avanti del 31%. Chi è sopravvissuto insomma è stato premiato dai consumatori a conferma del fatto che il servizio offerto dai piccoli negozi di prossimità viene particolarmente apprezzato.

L’osservatorio

Tra il 2015 e il 2025 è Trieste ad aver pagato il prezzo più alto in termini percentuali (meno 15,3%, che corrisponde a 733 esercizi commerciali persi) ma la situazione risulta negativa anche a Gorizia (con un saldo negativo pari a 360 unità (-13,2%), Pordenone (-328 unità, -7,2%) e, soprattutto, Udine (meno 1.100 unità, l’11,2% del totale).

È quanto emerge dall’Osservatorio Reciprocità e Commercio Locale realizzato da Nomisma in collaborazione con Percorsi di Secondo Welfare.

Rischio desertificazione

«I dati che emergono dallo studio non solo destano preoccupazione, ma sono il segnale evidente di città che si svuotano, di relazioni che si indeboliscono e di comunità che rischiano di perdere i propri tradizionali punti di riferimento» commenta Francesco Capobianco, Head of Public Policy di Nomisma che aggiunge: «Il declino del commercio di prossimità non riguarda soltanto l’economia, ma incide direttamente sulla qualità della vita urbana e sulla coesione sociale dei territori. La desertificazione commerciale dei negozi di prossimità in Friuli-Venezia Giulia presenta una dinamica simile a quella che si registra a livello nazionale».

I settori

A livello settoriale, il commercio di prossimità è il più colpito mentre, al contrario, la ristorazione si espande, confermandosi il comparto più dinamico.

La perdita di negozi di vicinato riguarda in particolare i settori cultura e svago e tessile, abbigliamento e accessori (in calo sia per numero di esercizi sia di addetti), insieme a comparti tradizionali come ferramenta, gioiellerie e alimentari.

Su questi ultimi incidono la contrazione dei consumi discrezionali, la crescente concorrenza dei canali online e una maggiore difficoltà di recupero nel post-pandemia.

Ricavi in crescita

Nel periodo 2015-2024, per le imprese rimaste aperte i ricavi sono aumentati in media del +37,6% a livello nazionale, pur presentando significative disomogeneità.

Mentre le grandi imprese registrano performance solide e in espansione, le piccole realtà affrontano una pressione crescente sulla sostenibilità economica, con un conseguente ampliamento del divario competitivo. Nel complesso, negli ultimi dieci anni i ricavi delle imprese sopravvissute sono cresciuti del 31% in Friuli-Venezia Giulia.

Valore e affitti

Per quanto riguarda i prezzi di compravendita dei negozi, in Fvg si registra un calo pressoché generalizzato tra il 2015 e il 2025 del 6,2% con la sola eccezione di Udine, dove si rileva un incremento del +3,2%. All’estremo opposto, Trieste fa segnare un eloquente -30,6% contro il -25,8% di Gorizia e il più contenuto -14,4% di Pordenone.

Per quanto riguarda i canoni di affitto dei negozi, la dinamica risulta estremamente variegata: la media regionale si è attestata a +19,3%, ma l’incremento maggiore si rileva a Udine (+34,6%), seguita da Pordenone (+6,1%). Al contrario, i prezzi di locazione sono risultati in calo a Trieste (-12,1%) e a Gorizia (-10,6%).

Confcommercio

«I dati dell’indagine fotografano una trasformazione profonda del commercio - sottolinea Gianluca Madriz, presidente regionale di Confcommercio Fvg -, che non può essere letta soltanto attraverso il numero dei negozi che chiudono. È cambiato il consumatore: acquista sempre più online, concentra gli acquisti, ricerca esperienze oltre al semplice prodotto e frequenta maggiormente i pubblici esercizi. È un’evoluzione che impone alle imprese di innovare e di ripensare il proprio modello di business, ma che richiede anche politiche pubbliche capaci di accompagnare questo cambiamento, non dobbiamo limitarci a registrare le difficoltà, ma creare le condizioni perché chi vuole investire possa farlo con fiducia».

«In questo senso - continua il numero uno di Confcommercio regionale - va riconosciuto il valore della nuova legge sul commercio e sul turismo. La semplificazione delle norme, gli incentivi per i centri urbani e le aree più fragili e l’attenzione alla qualità del lavoro sono strumenti utili a sostenere le imprese. Ora sarà fondamentale dare piena attuazione a queste misure».

 

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