Generali e la Barcolana, una partnership da quarant'anni: Sironi rilancia su donne al timone, Ai e sostenibilità
Il presidente del colosso di Trieste analizza il legame con la città: dal trofeo Women in Sailing all'impatto dei cambiamenti climatici sul settore assicurativo

Un impegno di sponsorship da «oltre 40 anni» lega Generali e la Barcolana. Per Andrea Sironi, presidente del colosso assicurativo nato a Trieste tra l’altro a garanzia della navigazione, non è solo una regata da record, ma l’occasione per diffondere i valori della compagnia, inclusione e sostenibilità in testa, e rafforzare il legame con la comunità. E tutelare l’ambiente è importante anche per gli affari, su cui già incidono «eventi meteo estremi sempre più frequenti anche nel Mediterraneo».
Presidente, che cos’è la Barcolana per Generali?
«Un grande progetto, non solo sportivo, che incorpora i valori sentiti dal gruppo, come l’inclusione, la diversità e la sostenibilità. È un momento importante per la comunità e per Trieste. Personalmente sono alla quinta Barcolana. È impressionante: è una festa a cui partecipa tutta la città. Ho qualche esperienza da velista ed ero inizialmente terrorizzato dall’idea di una partenza con 1.700 barche, invece tutto si svolge sempre in modo ordinato. Un clima che coinvolge anche Generali: partecipa sempre una parte importante del top management e del cda».
Un’iniziativa promossa dal gruppo con la Barcolana è Women in sailing, volta a favorire la leadership femminile. Donne al timone: una garanzia?
«Generalmente tendono a prendere meno rischi e sono più responsabili. Ritengo che la vela d’altura sia formativa per chi assume responsabilità gestionali: insegna ad affrontare difficoltà, a prevenire i rischi e a lavorare in squadra. Gli equipaggi misti sono un modo per allenarsi alle sfide del mondo del lavoro, una scuola di vita. Riteniamo infatti che inclusione e diversità siano una ricchezza fondamentale, non solo quella di genere ma anche di background: offre una prospettiva diversa».
Il progetto ora è sposato dalla Federazione italiana vela e offre supporto agli allenatori di equipaggi misti. Agire su chi, in senso ampio, sceglie chi mettere al timone è la chiave per la partecipazione femminile?
«Provengo da realtà all’avanguardia, Generali, la Bocconi (di cui è stato rettore ed è presidente, ndr) e Airc, dove inclusione e diversità sono cultura diffusa. Non è così dappertutto, c’è chi frena rispetto a questi obiettivi e secondo noi sbaglia. Nonostante quello che succede in altri paesi, continuiamo a pensare che la diversità sia importante così come aiutare i più deboli. Ricordo che saremo presenti in piazza Unità con The Human Safety Net (Thsn), la nostra fondazione che sostiene le famiglie vulnerabili con figli piccoli (0-6 anni) e l’integrazione dei rifugiati attraverso il lavoro e l’imprenditorialità. Nel mondo della vela credo che questi valori siano ampiamente condivisi, anche se naturalmente possono esserci sensibilità diverse tra i singoli allenatori e skipper».
Come sono stati scelti i destinatari delle azioni di Thsn?
«Gli studi mostrano che nei primi sei anni di vita si determina la personalità, e nei primi tre in particolare si costruiscono le fondamenta neurobiologiche delle competenze cognitive, emotive e sociali del bambino. Insomma, la capacità e la forza di costruirsi un percorso. Per quanto riguarda i rifugiati, c’è una curva demografica pericolosa per il paese, e una delle soluzioni è un’immigrazione qualificata, assieme al sostegno delle nascite, visto che anche con il successo di tali politiche ci vorrebbero 20-25 anni per avere un effetto sul mercato del lavoro. Noi costruiamo percorsi di formazione. Uno degli ultimi progetti riguarda la formazione di infermieri, di cui c’è carenza. L’anno scorso sono stati aiutati oltre 1,3 milioni di bambini e genitori e oltre 18.000 rifugiati e migranti in 25 paesi, con la collaborazione di volontari, molti dei quali sono nostri dipendenti, in alcuni paesi il 100%».
La Barcolana si estende al Borgo Teresiano: inevitabile pensare al Carciotti e al progetto AgorAI. A che punto siamo?
«Ora c’è un cda e una struttura. I complessi lavori sul palazzo, quello in cui siamo nati, richiederanno 2-3 anni. La città ha enormi punti di forza dal punto di vista tecnico e scientifico sull’AI. L’obiettivo di partnership non solo con realtà locali come Regione Fvg, Illy e Fincantieri, ma anche, ad esempio, Google e Goldman Sachs, è di creare un impatto positivo sulla capacità di Trieste di valorizzare i talenti sul territorio e attrarne da altre parti del mondo».
Sostenibilità: gli eventi meteo estremi colpiscono il business?
«Le evidenze empiriche sono chiare: negli ultimi 10-20 hanno continuato a crescere. Se lo scorso anno abbiamo rilevato una riduzione delle perdite da eventi estremi, quest’anno però hanno già ricominciato a crescere. Coinvolgono anche il Mediterraneo e sono sempre più difficili da prevedere».
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