Elezioni comunali a Trieste: Marzi, Scoccimarro e Rosolen i nomi alternativi da schierare per il centrodestra

Il presidente di Trieste Trasporti verrebbe messo in campo da Fratelli d’Italia che, accantonati i dissapori del passato, potrebbero appoggiare anche l’assessore regionale al Lavoro. Tra le indiscrezioni Granbassi del Rossetti

Francesco Codagnone
Da sinistra: Marzi, Rosolen, Scoccimarro
Da sinistra: Marzi, Rosolen, Scoccimarro

Il 27 novembre un happening alla Stazione Marittima lancerà la campagna elettorale del centrodestra, inaugurando una serie di incontri per costruire il programma e mostrarsi alla città come una coalizione molto più coesa che nei mesi scorsi, quando stracci erano volati in giunta per minuzie come le barriere architettoniche o i marciapiedi.

L’unità non è più in discussione, ma la campagna inizierà senza un candidato, con il tavolo triestino in fondo alle priorità di Meloni e Massimiliano Fedriga a oggi più propenso a portare a termine il suo mandato in Regione.

E se non lui, chi? In uno scenario senza il governatore, legittimo che Fratelli d’Italia pensi di essere nella posizione di avanzare delle pretese. Vero che i meloniani hanno già Pordenone cui, nel 2027, potrebbero affiancare Gorizia con Cristina Amirante, ma si tratterebbe dei due capoluoghi minori: tutto sommato poco per il primo partito al governo, già a bocca asciutta sia nella partita del Porto che in quella di Friulia.

In tal caso i patrioti potrebbero ragionevolmente richiedere la poltrona del sindaco di Trieste, e la scelta naturale potrebbe ricadere sul capogruppo in Consiglio regionale Claudio Giacomelli (il più votato alle Regionali 2023) o la deputata Nicole Matteoni, che tuttavia potrebbero faticare a pescare nell’elettorato più moderato. Difficile non degnare di ragionamenti anche l’assessore regionale Fabio Scoccimarro, che però dai sondaggi risulta molto conosciuto ma non altrettanto gradito. A disposizione i due assessori comunali Caterina de Gavardo ed Elisa Lodi, entrambe donne e quindi volti in discontinuità, ma al contempo troppo legate all’ultima giunta Dipiazza.

Circola anche il nome di Maurizio Marzi, molto stimato per i risultati ottenuti quale presidente di Trieste Trasporti e recentemente autore di un libro (“Il genio di Trieste”) che l’avrà visto battere decine e decine di presentazioni.

I patrioti potrebbero però saltare un turno e puntare direttamente alla Regione schierando Walter Rizzetto o Luca Ciriani, considerando che di qui al 2028 andrà al voto anche la Lombardia oggi leghista (che però Salvini ha già scambiato con il Veneto), e l’anno dopo il Piemonte (dove però Forza Italia ha già alzato la testa), e per la Lega schierare due esponenti in due Regioni del Nord per allora potrebbe essere insostenibile. A quel punto il Friuli Venezia Giulia passerebbe ai meloniani e Trieste ai leghisti, che a livello locale possono contare su una cerchia di nomi navigati.

Il più ricorrente, da molti ritenuto il primo in ordine dinastico dopo il governatore, è quello dell’assessore regionale al Lavoro Alessia Rosolen, donna di fiducia di Fedriga e graditissima a categorie, imprenditori, sindacati, mondo della ricerca e dell’istruzione, stimata al punto che una sua candidatura potrebbe strappare voti anche tra l’elettorato di centro o sinistra. Sul suo nome potrebbe pesare un veto antico di FdI, ma il tempo è galantuomo e tra i patrioti il nome di Rosolen sembrerebbe non essere più impronunciabile, a patto però che su di lei vi sia convergenza totale, certezze di vittoria e buon governo, e che su una sua eventuale candidatura non vi siano ambiguità: dovrebbe avvenire appunto con il simbolo della Lega (oggi, tecnicamente, l’assessore è in quota Lista Fedriga), così da mettere in chiaro a chi spetterà cosa nello scacchiere.

Altri nomi del Carroccio che ricorrono (ma più per confondere le acque) sono quelli del portavoce del governatore Edoardo Petiziol e del presidente del Rossetti Francesco Granbassi, pura indiscrezione.

Resta sullo sfondo Anna Cisint, alla quale però – peraltro dopo lo scivolone della richiesta di accesso agli atti per la moschea di via della Maiolica, fatta senza avvisare il sindaco... – quasi nessuno dei segretari provinciali consentirebbe di avanzare pretese in piazza Unità. Fare il primo cittadino di Trieste potrebbe allettare pure Paolo Polidori, il ruspante leghista capace di riportare Muggia alla destra e da molti considerato agli antipodi rispetto a figure come Gialuz o Russo, e quindi potenzialmente esplosivo in uno match diretto; questo implicherebbe però di rinunciare al secondo giro a Muggia, improbabile a meno di uno scambio con FdI (che proprio nella cittadina venne fondato da Matteoni). E poi l’assessore regionale Pierpaolo Roberti, fedrighiano di ferro che però sconta il risultato non particolarmente brillante delle scorse Regionali, e che in ogni caso tutti danno proiettato verso la Provincia.

«Senza Forza Italia non si va da nessuna parte», ha ricordato però la segretaria regionale azzurra Sandra Savino dal palco di Gonars, distribuendo affondi e moniti agli alleati. Qualcosa ai forzisti andrà dato, e al netto della partita provinciale (che sembrerebbe appunto indirizzata verso la Lega), i meloniani con già due capoluoghi, e la Regione dove al più i forzisti potrebbero esprimere Riccardo Riccardi, agli alleati potrebbe non restare che offrire loro proprio Trieste.

Il più forte in casa azzurra in tal caso sarebbe Michele Lobianco, recordman di preferenze grazie ai voti dei dipendenti municipali conquistati da assessore al Personale nel Dipiazza Ter. Sullo sfondo Enrico Samer, nome della società civile che potrebbe rientrare in area forzista o moderata, al momento però chiamatosi fuori: troppi gli impegni dell’azienda per potersi dedicare a pieno al ruolo di sindaco, aveva detto mesi fa l’imprenditore della logistica. Molto attivo sui social anche l’assessore comunale al Sociale Massimo Tognolli.

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