No, non ci vogliamo arrendere
Il nome di Giulio Regeni è diventato un simbolo civile e va ricordato a dieci anni dalla sua morte: contro l’oblio, oltre la paura, dentro la coscienza collettiva

Chissà, Giulio. Chissà che faccia faresti oggi, dieci anni dopo, vedendo cosa sei riuscito a combinare. Chissà cosa diresti, risvegliandoti dopo 3.650 giorni di un lungo e incosciente sonno, aprendo miracolosamente gli occhi e trovandoti davanti lo strano carosello di scritte nere su fondo giallo che spunta un po’ ovunque in Italia, sulle facciate dei municipi, sui portoni delle scuole, sui davanzali più inaspettati.
Striscioni, cartelli, spille, volantini, braccialetti. Prime pagine di giornale, come quella de Il Piccolo dell’ormai lontano 2016. Nero su fondo giallo, con sopra il tuo nome abbinato a una parola così secca, insistente, semplice e sferzante: «Verità».
Dieci anni mica sono uno scherzo. Cambiano i governi e i capi di Stato, la scienza fa passi da gigante, scoppiano guerre e, talvolta, si firmano fragili tregue, ci si abitua all’intelligenza artificiale, i figli crescono e le mamme imbiancano. Riesce persino a mutare il clima, in dieci anni. Autostrade e linee ferroviarie... beh no, non esageriamo: per costruire quelle, Giulio, in Italia ci vuole parecchio di più.
In dieci anni si possono dimenticare un sacco di cose. Ma il tuo nome invece è lì, è diventato un simbolo. Nato dal tuo inumano martirio, dal dolore della tua famiglia e dei tuoi amici, dalla forza immensa sfoderata - nel momento più terribile - dai tuoi genitori, capaci per amore di sconfiggere l’oblio e di pretendere, nonostante tutto, giustizia. Forse non l’avranno mai, la giustizia classica, con i colpevoli a pagare in una cella il loro enorme debito con la società.
Forse chi ti ha torturato e ucciso la farà franca, così come se la caveranno anche coloro che hanno ordinato di toglierti la vita oppure hanno permesso che potesse accadere un simile abominio.
Ma, Giulio, non credere sia stato inutile: tu hai vinto, chi ti vuole bene, chi pensa ancora a te, ha vinto. Hai saputo dare un senso alla tua vita e la tua morte ha avuto un senso: hai fatto capire a tutti noi etica e valore della verità, abbiamo imparato a non arrenderci.
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