Caso Regeni, lo strappo di Giuli: «Bocciatura che non condivido, ma la politica resti fuori»

Il Ministro della Cultura ha risposto alla Camera sul negato finanziamento al docu-film: «Nessuna censura, è stato un giudizio tecnico reiterato»

Un equilibrio precario tra il dissenso e rigore per le scelte fatte in commissione. È questo il sentiero percorso dal Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, durante il suo intervento alla Camera per chiarire il mancato finanziamento pubblico al documentario “Giulio Regeni, tutto il male del mondo”. Rispondendo a un'interrogazione del Partito Democratico, il Ministro ha preso nettamente le distanze dalla scelta della Commissione selettiva, pur blindandone l’autonomia.

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Le parole di Giuli

“Non condivido né sul piano ideale né su quello morale” la scelta della Commissione selettivi sul docu-film su Regeni “ma non è frutto di scelta politica: il ministero non può intervenire senza violare il principio di terzietà”, ha detto il ministro che ha aggiunto: “Attribuire al ministero una volontà di censura è una rappresentazione priva di fondamento: il tragico caso di Giulio Regeni ha una rilevanza politica, sociale e culturale che prescinde da qualsiasi prodotto audiovisivo lo riguardi”.

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In passato nessuna polemica per richiesta analoga

“È significativo che il progetto sia stato valutato in due annualità diverse e da Sezioni diverse della Commissione. Questo conferma che ci troviamo di fronte a un giudizio tecnico reiterato nel tempo che, come sapete, non condivido né sul piano ideale né sul piano morale”, ha sottolineato ancora Giuli nel suo intervento relativo al documentario “Giulio Regeni, tutto il male del mondo”. Dopo aver rivendicato il rispetto dei principi di terzietà imposti dall’ordinamento italiano, Giuli ha osservato che “a fronte del primo mancato finanziamento nel 2024, non risultano essersi sviluppate polemiche pubbliche di analoga portata, e su questo vi invito a riflettere. Il caso è stato trasformato in terreno di scontro politico-mediatico soltanto dopo il secondo esito negativo, pur in presenza della stessa cornice normativa precedente”.

Presentata anche domanda di Tax credit

Per “completezza”, il ministro ha infine chiarito che “per la medesima opera è stata presentata, a fine dicembre 2025, anche una domanda di tax credit, tuttora in fase di istruttoria”. In conclusione, “attribuire al ministero della Cultura una volontà di censura o un condizionamento politico è una rappresentazione priva di fondamento. E il tragico caso di Giulio Regeni, ripeto e confermo con forza, ha una rilevanza politica, sociale e culturale che prescinde da qualunque prodotto audiovisivo lo riguardi, ben fatto o mal fatto”.

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