Meloni sul caso Regeni: «Non aiuta chiudere i rapporti con l’Egitto»
La premier: più difficoltà senza la via diplomatica. Ma la famiglia: reclamare subito il risarcimento del danno

Botta e risposta a distanza tra governo e famiglia Regeni sul nodo della provvisionale da 150 mila euro che la Corte d'Assise di Roma ha riconosciuto in favore della Presidenza del Consiglio nella sentenza con cui ha condannato a 10 anni di carcere tre 007 egiziani per l'accusa di sequestro di persona. Su quanto deciso dai giudici è intervenuta in prima persona Giorgia Meloni.
«Chiaramente siamo di fronte a una sentenza che non è definitiva, ci sono tre gradi di giudizio - ha detto la premier -. All'esito della sentenza ovviamente andrà dato seguito, io non sono tra coloro che ritengono che per risolvere il problema chiudere i rapporti diplomatici con l'Egitto aiuti, piuttosto crea maggiori difficoltà».
Parole che sembrano riferirsi a quanto detto dai familiari del ricercatore di Fiumicello ucciso al Cairo nel 2016 nei minuti successivi alla lettura del dispositivo su un possibile stop ai rapporti diplomatici con l'Egitto. Meloni ha poi ricordato che «non è stato questo governo a riaprire i rapporti col Cairo, è stato il governo Gentiloni. Forse anche chi ci ha preceduto riteneva che la strada diplomatica potesse aiutare».
A stretto giro arriva la risposta dei familiari di Regeni, tramite la loro storica legale Alessandra Ballerini. «Come risulta evidente dalla semplice lettura dell'articolo 540 del codice di procedura penale - afferma l'avvocata - nonché dallo stesso dispositivo della sentenza, la provvisionale di 150 mila euro assegnata alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, costituitasi parte civile nel processo, è immediatamente esecutiva, non bisogna quindi attendere che la sentenza diventi definitiva».
Un concetto che era stato ribadito anche da Paola e Claudio Regeni in un'intervista al quotidiano Repubblica. «L'Italia non può che prendere atto di quanto deciso dalla Corte d'Assise», si deve «reclamare il risarcimento del danno come richiesto dall'Avvocatura dello Stato e rompere i rapporti con un paese che è lontano dall'essere sicuro, tanto che tortura e uccide anche i cittadini degli Stati amici».
Mercoledì il ministro per gli Affari europei, Tommaso Foti, aveva annunciato che l'esecutivo attenderà la pronuncia della Cassazione prima di avviare le procedure per cercare di ottenere dai tre condannati il pagamento del risarcimento. Un iter per vie diplomatiche che potrebbe essere attivato in via ottimistica tra almeno due anni, ma sui tempi a oggi non c'è alcuna certezza.
Intanto scoppia la polemica dopo lo slittamento della discussione e il voto in Commissione Difesa sul rinnovo del memorandum Italia-Egitto su condivisione di tecnologie, cooperazione sugli equipaggiamenti e sulla gestione di situazioni complesse. Rinvio legato all'indisponibilità del relatore, Mauro Malaguti (FdI).
«Ero in commissione Agricoltura, riunito in contemporanea alla Difesa per votare sul ddl caccia», dice il parlamentare: «Non potevo essere in entrambe commissioni. Il Memorandum andrà più avanti in Aula, ora siamo al lavoro sulla legge elettorale. Non era una cosa urgente e ho chiesto di rinviarlo alla prossima volta». Per il Pd «è scandaloso il rinvio mentre si discute un provvedimento assurdo».
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